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Stiamo
percorrendo un cammino davvero difficile, attraversando un periodo
contrassegnato, in modo quantomeno marcato, da eventi politici che
ne hanno deviato la corsa iniziale – forse già non molto
rettilinea – verso un ipotetico traguardo alternativo creato
appositamente dagli organizzatori, con tanto di palco e cerimonia
finale solo esclusivamente per ingannare gli astanti. Cioè?
“Il nostro monarca è uscito poche ore fa da palazzo reale
a testa alta, congedandosi con un ampio sorriso dal popolino variopinto
che animatamente lo salutava incitandolo a tornare presto dal periodo
di cura personale, e potersi così dedicare anima e corpo al
proprio Paese”.
Punto di vista di un giornalista “reale”...
Invece ora sono tutti qui a portare in palmo di mano un economista
di fama mondiale, un probabile commissario dell'Unione Tedesco-Europea
che gestirà e vigilerà su quanto faremo, tassando forse
qua e la, in modo equo o iniquo, non importa: ciò che conta
sarà soddisfare i crucchi e la loro voglia di potere atavico...
“Monti, Monti. Non è detto che sia il modo giusto di
fare. Un po' come per l'IKEA: monti, monti e poi chissà; magari
il mobile ondeggia spaventosamente un po' di qua ed un po' di la...”
(commento sarcastico del Dr. Blues prendendo spunto dalla hit de Er
Piotta).
E noi? E noi comunissimi mortali (o immortali secondo la propria visione
spirituale della vita), che cosa potremo fare per contrastare l'arrivo
della “scontata” mazzata? Come fare per centellinare un
carburante che sta giungendo a cifre spaventose? Cosa fare per ovviare
a stipendi bloccati, cassa integrazione, mobilità, licenziamenti,
vertenze sindacali, smantellamenti societari, interessi passivi, aumenti
delle spese vive?
Lo ribadisco: La Rivoluzione.
Non c'è altro modo per far fronte ad uno strapotere della Finanza,
creativa (…) o meno che sia.
Una Rivoluzione ed il ritorno di un potere forte, credibile, legislativo-propositivo
ma corretto, leale, serio. Un Salomone de' noartri, ma temporaneo;
un periodo di salomonizzazione forzata per un ritorno ad uno Stato
imperiale, con leggi inconfutabili ed inoppugnabili, non controvertibili
ed inviolabili, soprattutto da parte della politica e dei suoi avidi
discepoli.
Una nuova regolamentazione della politica che potrebbe portare ad
un modello leninista-stalinista-statalista, certo – un rischio
che bisogna correre – ma per avviarci verso la III Repubblica
in modo nuovo, non “finanziario”...
Prossimamente io ed il mio staff pubblicheremo un documento programmatico
sulle cose necessarie secondo noi per migliorarsi come società
civile, per prendere consapevolezza di sé come Stato, per passare
oltre le malefatte elucubrate (e realizzate) in troppi anni di giochi
di potere, malandrini e malavitosi.
Bisognerà imporsi delle regole con la R maiuscola, e non dovranno
esserci approfittatori né tanto meno soprusi ai danni dei più
deboli, perché non bisogna dimenticare che il satrapo ha instillato
dentro le vene di questo paziente affetto da deficienza totale (l'italiano
medio), un virus che non sarà facile debellare. Nemmeno un
grande Mago dell'occulto come Aleister
Crowley poteva immaginarsi che il suo motto - “Fa' ciò
che Vuoi sarà l'unica Legge” - sarebbe stato utilizzato
in modo così vergognoso dalla politica italiota (cristianizzata).
Mamma mia.
Un mondo malato che lascia poco pochissimo spazio alle speranze soprattutto
dei giovani o dei giovinastri, obbligati in moltissimi casi a trasformarsi
gioco-forza in “figli di papà” per poi evolversi
in “figli di p.......”. Ecchecaspita!
E' davvero tutta colpa del berlusconismo?
E' stato creato addirittura un neologismo per definire la nostra matrix-realtà
fatta di veline- abusid'ufficio- droga- programmiTVspazzatura- politicameschina-
bungabunga- ingordigia- strategiebastarde.
Ma è forse fin troppo semplice sparare sul nano anche se, bisogna
ammetterlo, ci ha messo molto del suo; un gran numero di italioti
però ha cavalcato l'onda e le conseguenze sono sotto gli occhi
di tutti. Affermazioni come “L'Italia è un Paese con
delle banche sane” non può e non deve bastare per giustificare
certe scelte dei nostri vertici, che hanno indebol(L)ito una Nazione
permettendo la fuga di cervelli, di capitali, di produzioni con conseguente
importazione di manodopera, debito e prodotti finiti non conformi
agli standard. Bah.
C'è
tristezza, e forse sempre ce ne sarà nel pensare a tutto quello
che avremmo potuto fare e che non sarà così facile realizzare.
Tristezza. “Gary
Moore – Still Got The Blues – 1990 – Virgin
rec.”
“Still Got The Blues” rappresenta
il primo capitolo discografico della nuova dimensione del compianto
chitarrista di Belfast e, fin dal primo sguardo rivolto alla bellissima
copertina, risulta chiaro il netto cambiamento di stile: niente più
borchie e giubbotti di pelle in primo piano,bensì un ipotetico
Gary ragazzino che imbraccia la chitarra nella propria cameretta,
attorniato dai poster degli idoli di gioventù, tru cui un Gary
adulto nella medesima posa.
All’ascolto il taglio è altrettanto netto, scompaiono
le canzoni propriamente heavy che un anno prima furoreggiavano su
“After The War” e, con esse, gli arrangiamenti sintetici
tipicamente anni ’80, in favore di un suono pieno di trombe,
sassofoni, pianoforte e armoniche, il tutto senza mai rinunciare ad
una decisa carica hard che fa un po’ da trait d’union
tra i vecchi lavori e i dischi successivi, dal sound ancora più
avvolgente e rilassato. Immutati invece lo spirito e le grandi doti
d’interprete di un artista dallo stile molto tecnico e dall’approccio
sempre e comunque rock ‘n’ roll che, dal canto suo, ha
contribuito a rinnovare un po’ gli stilemi di quel blues “addomesticato”
e fin troppo salottiero che per un certo periodo è parso andare
per la maggiore.
La scaletta è composta da un misto di brani inediti e di cover
di grandi classici firmati da alcuni dei maggiori esponenti del rock/blues,
molti dei quali fanno spesso capolino tra le note delle canzoni proposte,
al fianco di vecchi compagni d’arme del Moore solista e di turnisti
di casa in buona parte dei lavori hard ‘n’ heavy degli
anni ’80.
Le iniziali “Moving On” e “Oh Pretty Woman”
(quest’ultima totalmente diversa rispetto al grande successo
radiofonico di Roy Orbison trainato dall’omonimo film con Richard
Gere e Julia Roberts, uscito curiosamente proprio quell’anno)
si sviluppano all’insegna di un blues ‘n’ roll scanzonato
e divertente in cui Gary può dare libero sfogo alle proprie
doti chitarristiche.
Impossibile, a questo proposito, non citare lo spettacolare duetto
su “Oh Pretty Woman”, visibile anche nel videoclip che
accompagnò il brano all’uscita, con il grande Albert
King, a contrapporre il proprio stile minimale fatto di pochi accordi,
quasi sussurrati ma dal grande feeling, al tecnicismo roboante fatto
di gemiti, urla lancinanti, cascate di note e bending eterni di un
Moore in stato di grazia. La movimentata, “Walking By Myself”
contrappone la propria verve rock ‘n’ roll alle melodie
vellutate di “Still Got The Blues”, grande ballata tipicamente
anni ’80 sulla scia delle varie “Falling In Love With
You” e “Empty Room”, arrangiata con archi e pianoforte,
mentre sale alla ribalta il blues elettrificato con il terzetto seguente.
In “Too Tired” pare di sentire echi di Steve Ray Vaughn,
mentre “King Of The Blues” vede Moore calarsi alla perfezione
nei panni del chitarrista da strada à la Robert Johnson in
un pezzo “d’annata”, tuttavia la più divertente
è certamente “Texas Strut”, un omaggio visibilmente
divertito al grande John Lee Hooker, con un pezzo allegro e brioso
animato da un frenetico rincorrersi di grandi assoli e da un cantato
istrionico giocato sui toni bassi tipici del grande maestro.
La successiva accoppiata “As The Years Go Passing By”
– “Midnight Blues” tocca, forse, l’apice emozionale
dell’album con due lenti blues notturni e malinconici assolutamente
straordinari in cui il protagonista gioca da par suo con i toni più
languidi di una chitarra calda ed emozionale come non mai, sorretta
da delicati arrangiamenti anni ’40 perfettamente calati sull’atmosfera
dei brani.
In coda troviamo “That Kind Of Woman”, nuovo duetto di
grande fascino con l’ex Beatle George Harrison chiamato in causa
alla chitarra elettrica e ai cori in una gradevolissima canzone scritta
per l’ex Thin Lizzy. Spazio infine per “All Your Love”
e “Stop Messin’ Around” due brani, manco a dirlo,
dal forte sapore blues/rock ‘n’ roll vecchio stile, ravvivati
al solito da quel guitar work vivace e personale con cui Gary Moore,
lungo tutta la durata dell’album, si è permesso di reinterpretare
i grandi maestri del blues - non ultimo Peter Green - con classe,
eleganza e la giusta devozione, regalando ai propri fan una manciata
di pezzi da tramandare ai posteri. (grazie www.truemetal.it)
Allora... Blues significa davvero tristezza?
Secondo me no, e se lo dice il Dr. Blues...