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Un
mondo che si evolve più rapidamente di quello che l'uomo
comune, forse, riesce a comprendere.
Non siamo più al tempo che la Vespa Piaggio, se pur bellissima,
dettava i tempi o le mode del momento; siamo di fronte alla
“rete che irretisce”, al mondo mediatico virtuale
fatto di aria fritta che è stato – ed è
tuttora – in grado di modificare le normali abitudini,
le consuetudini e le attività della gente.
Internet come mezzo o come fine?
La nascita di immense community dette anche “social
network” non fanno che assorbire tempo alle nostre
vite già di per se sempre meno sociali inteso come incontri
reali, aumentando da un lato le “amicizie e le conoscenze”,
ma diminuendo i rapporti e gli scambi fisici. In effetti le
risse e le scazzottate su Facebook non esistono...
Immense schiere di “amicizie” pronte a commentare
un tuo pensiero, ad esprimere pareri sulla vita, sul mondo e
su di te se da un lato è un piacevole interscambio, dall'altro,
potrebbe essere necessario riuscire a non perdere il contatto
con la realtà. Basterebbe infatti che la maggior parte
degli amici virtuali siano anche amici veri, nel senso di compagni
di vita vera. Ma non è facile, perchè non sono
nati per questo scopo i network...
Un po' i computer stanno prendendo il sopravvento. Forse è
in parte vero, o forse ci stiamo solo lasciando affascinare
dalla tecnologia, dalle potenzialità di queste macchine
e dalla possibilità di fare cento cose restando comodamente
seduti sulla nostra sedia in pelle di pitone nano nello studio
sobriamente illuminato della nostra dimora settecentesca...
Sono però notizie scritte dai giornali proprio in questi
giorni (anche in internet) relative ad un interessamento da
parte di commissioni vigilanza a proposito dell'incapacità
di intercettare gli scambi di informazioni via web. Si parla
in questo caso di messaggistica tipo chat (Messengers o Skype,
ecc.) o delle video chiamate, sembra molto utilizzate dalla
delinquenza organizzata. Internet come affari... anzi: malaffari.
E' giusta una limitazione a tutta questa libertà che
la rete ci ha permesso?
La discussione potrebbe essere molto interessante, anche perchè
vanno prese in considerazione alcune cose: è libertà
per esempio avere i propri dati personali a disposizione di
tutti?
E' libertà quella di mettere video o foto in rete sapendo
che potranno essere salvate/scaricate ed utilizzate da chiunque
in ogni dove in qualsivoglia momento della nostra vita?
E' libertà quella di potersi passare materiale vietato
attraverso linee non soggette a nessun controllo?
Che la rete abbia bisogno di una regolata, penso sia sotto gli
occhi di tutti. Milioni di giovani e giovanissimi alla mercè
di avidi e sapienti mistificatori, all'insaputa di genitori
indietro un passo rispetto a loro, abbandonati davanti a pc
con linee flat e nessuna limitazione su nessun sito, non dialogano
se non con messaggistica o tramite social network. Poi ci si
stupisce che tutti abbiano un proprio account su YouTube dove
la priorità resta quella di caricare video idioti che
li riguardano mentre fanno le peggio cose.
Un disfacimento della società non imputabile solo ed
esclusivamente alla rete che ci ha irretito, ma sicuramente
anche a Internet.
Io con il pc ci gioco, ci lavoro, scrivo, mi mostro in video
mentre parlo, mentre suono, mentre faccio sport, scambio messaggi
con Skype, uso MySpace, FaceBook, ho un Blog; insomma sono una
vittima del sistema, e perlomeno ho una scusa nel caso “dia
fuori da matto” un giorno.
Ma avendo vissuto anche il periodo del “non computer”,
credo (forse ingenuamente) di saper distinguere tra uso ed abuso,
tra utilità e superfluo, tra padrone e schiavo, e sono
convinto in cuor mio di saper smettere quando voglio io. Come
dicevano i tossici una volta...
Creeranno forse una “S. Patrignano” anche per gl
intossicati dalla Rete? Oppure già c'è ed io lo
ignoro?
Già mi immagino decine di persone apparentemente normali
proprio come me, rinchiuse in solitudine in tetri sgabuzzini
o freddi e angusti garage giusto il tempo di riflettere sui
valori della vita, sull'amore, sulle amicizie reali, sulla famiglia.
Io mi avvio.
Nel
frattempo, vi segnalo un bel “dis-consiglio” che
mi arriva fresco fresco dal mio inviato preferito negli States,
l'avvocato dell'AcidJazz & dintorni. E in questo caso siamo
molto nei “dintorni”... “Garage
a Trois – Outre Mer – 2005 – Telarc rec.”.
Il gruppo di musicisti presenti in questo disco del 2005 è
interessante: innanzitutto Charlie Hunter al basso/chitarra,
inteso come unico strumento utilizzato contemporaneamente in
modo incredibile nel suonare entrambe le parti, con una indipendenza
unica; Stanton Moore bizzarro batterista amante di tempi scomposti
e dalle ritmiche molto percussive; Eric “Skerik”
Walton con i suoi sax (tenore e baritono) amante dei suoni elaborati
elettronicamente (per ottenere ade esempio l'effetto di più
fiati), qui ci regala suoni puliti a tratti usati solo come
appoggio ritmico; dotato di una gran tecnica ritmica, sax di
innumerevoli gruppi funk a noi sconosciuti (eccetto i gruppi
con Fred Wesley o Mike Clark...); chiude le danze Mike Dillon,
percussionista e vibrafonista (in questo caso molto più
il secondo), abituato alle ritmiche più stravaganti di
gruppi che in Italia non arriveranno mai, ad eccezione forse
della band di Karl Denson.
Il disco è magnetico e non riesco a toglierlo dal lettore
da 4 giorni a questa parte.
Ritmiche afro funk si mescolano a momenti di hard bop della
“sezione fiati”, mentre chitarra/basso e vibrafono
lavorano su ossessivi con un groove micidiale (come direbbe
Franz Di Cioccio).
Gli 11 brani contenuti nel disco sono tutti interessantissimi,
anche se il mio preferito è sicuramente “Needles”
dove un sapiente basso “tira” tutta la traccia,
seguito a ruota dal sax di Skerik e dal vibrafono di Dillon.
Un cambio di tempo intermedio (un 5/4) ci da una scossa ulteriore.
Anche “Bear No Hair” (forse un gioco di parole loro...)
mi attira non poco, con un tema diviso in modo anomalo tra sax,
chitarra, basso e vibrafono, nel senso che ognuno fa un tema
e lo porta avanti su un tempo a volte stoppato per un'ottavo
o un quarto, il necessario per farci dire “uella!!”.
Anche “Etienne” lavora su ritmiche leggermente latin/afro,
mentre “Merpati” ci regala un bel suono di sax su
un tema molto ritmico, molto trascinante... Me gustano!
E spero piacciano anche a voi.
Buon ascolto.