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Dianne
Reeves al Blue Note
a cura di Dr.Blues Ben
trovati.
Oggi voglio raccontarvi ciò che ho provato nel vedere
ed ascoltare una principessa del jazz afro-americano: Dianne
Reeves al Blue Note: 5 novembre 2003
...imperiosa nel suo muoversi lentamente, ancheggiando sinuosamente
nello scendere la scala che dal camerino porta sul palco del
locale più IN di Milano.
Le luci indugiano su di lei, ovvio. L'atmosfera è "caldamente"
blu.
Giacca e pantaloni grigio nero, con una maglia nera sormontata
da una vivace collana di, spero finti, diamanti che ne fanno
risaltare ancora di più la lucentezza degli occhi furbi
e vivaci.
Il sorriso si è aperto con l'inizio dei forti applausi,
e con la sicurezza dei grandi, impugnato il microfono con la
mano destra, si è inserita con dei gorgheggi in stile
scat (il BeBop vocale) sulla band che l'aveva preceduta sul
palco e che stava già suonando da qualche minuto.
Quello che stavamo ingurgitando dai nostri salatissimi piatti
(visto il costo...) si è fermato a mezz'altezza, con
le teste rivolte a lei, la nostra nuova dea del jazz.
Alla fine del vocalizzo, l'inizio vero e proprio del pezzo,
con la sua voce ferma, calda, decisa ma soave nel contempo,
con il perenne sorriso stampato sul viso piacente, anche durante
note impossibili ai più, sia uomini sia donne.
Lei è visibilmente emozionata, dice che non si aspettava
un'accoglienza così a Milano, città a lei sconosciuta
se non per la moda e ammette di volerci tornare "to sing
& shop"; che simpaticona.
D'altra parte noi, o meglio, i più, la tempestano di
ovazioni calorose e fischi di incitamento "all'americana",
e non si perdono neanche una nota di brani standard (Embraceable
you - I&G. Gershwin 1930 - Skylark - J. Mercer 1942) e nuove
composizioni accompagnata da una band all'altezza della situazione.
Il tempo passa troppo velocemente per noi, amanti delle sonorità
cristalline proposteci da "D.R & her trio", e
purtroppo anche questa avventura al BlueNote finisce dopo 70
minuti di show ed un bis fatto da un pezzo molto più
ritmato che ha visto il contrabbassista prendere il più
agile basso elettrico, il pianista rivolgersi al pubblico anche
con il piano Fender Rhodes, dal suono caratteristico, ed il
batterista picchiare un po' più deciso sulla sua Yamaha.
Dianne si allontana e riprende quella famigerata scaletta che
la separa da noi mentre la band continua il brano per poco ancora.
Scaletta che ci separa ancora una volta da una delle più
belle voci afro-americane che frequentino l'ambiente jazz e
dintorni.
Il pensiero ritorna ai 37€ spesi per l'ingresso, a quelli
spesi per mangiucchiare e bere, per il trasferimento che ci
ha pure visto incolonnati da "Cavenago-Cambiago" a
"Milano barriera", e vorremmo che Dianne tornasse
a noi come il figliol prodigo per poter accoppare il maiale
grasso e ricominciare la festa. E invece no!
In effetti i maiali da scuoiare siamo noi, e ne usciamo abbastanza
asciutti dal punto di vista economico, ma tant'è; eccoci
di nuovo pronti ad un nuovo salasso rigeneratore. Dr.Blues
5 novembre 2003 |
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