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d'Arte, Video On Line (YouTube) Hyper
XM
E
così, dannatamente intento alla ricerca spasmodica quasi
nevrotica di un ipotetico “tempo
intermedio”, facendomi largo tra i cadaveri dei minuti
e dei secondi che passano con incessante regolarità quasi
come se questa dannata regolarità fosse scandita da un
surreale temporeggiatore sovrumano che va al di la della mia,
umana, comprensione, io vado.
Cerco uno spazio mio e trovo solo panchine logore sverniciate
di fresco (…), rifiuti insacchettati per bene a bordo
strada, bottiglie vuote, lattine d'importazione vuote, moccini
di sigarette in ogni dove mentre sopra la mia testa sfrecciano
aeroplani stracarichi di idiomi stranieri che soggiornano il
tempo di un caffè lungo.
E' chiaro che uno spazio tutto mio per poter riflettere sulla
situazione socio-economica mondiale, non lo troverò certo
vagando come un'ape, di fiore in fiore. A meno che aspetti la
primavera prossima...
Entro in un locale vetusto ma accondiscendente che mi avvolge
nelle sue spire fetenti di un passato neanche tanto remoto fatto
di fumo e alcool. Chiedo di potermi sedere per poter dare inizio
alla mia riflessione, ma vengo subitaneamente interrotto per
poter dare visione alla lista dei prodotti di cui potrei, e
dico potrei, usufruire. Io infatti non vorrei nulla.
E dopo un paio d'ore di spremitura meningi (le poche rimaste),
l'energumeno del bancone mi si avvicina e mi chiede di lasciare
libero lo spazio che occupo abusivamente. “Non c'è
nessuno in tutto il locale – dico – approfitta della
mia presenza, o uomo di poca lungimiranza”.
In quattro e quattrotto mi trovo affibbiata una scarpata nel
portapiume e prendo la via del fiume, caracollando sull'argine
malmesso di un corso d'acqua strapieno all'inverosimile; le
piogge caraibiche e i monsoni tipici di questo periodo invernale
ne hanno riempito il letto, e vedere scorrere tutta quell'acqua
scura mi mette un po' di paura. Mi siedo lo osservo, conto il
tempo che passa perchè un vecchio tronco malandato sopraggiunga
rotolando, calcolo la velocità dell'acqua ed una fantasiosa
portata del fiume, ma un omino della Protezione Civile mi prende
energicamente per un braccio, mi solleva con apparente facilità
e mi intima di andarmene; il posto non è sicuro.
Torno a “giringirare” come un gabbiano ferito, prendo
il volo fugacemente per poi riatterrare altrettanto rapidamente,
come in balìa delle correnti troppo fredde. Mi fermo,
osservo il cielo ed i pochi pennuti spiumati che lo affrontano
nel suo essere così ampio e disponibile. Li seguo con
lo sguardo e penso di poter riflettere sulla vita, sul mondo,
su me che guardo, osservo, mi prendo dello spazio.
Ma un omino nella sua bella tenuta blu, uniformata con quella
di un suo collega molto più compassato di lui, mi fa
notare il mio essermi fermato come sospeso nel bel mezzo della
Strada Statale n. ICS, che il traffico ed i suoi ingabbiati
interpreti vorrebbero fare di me carne da macello, e mi intima
minacciosamente di scomparire con estrema rapidità all'orizzonte.
Vado, vago, rallento e accelero inconsapevole ma fiducioso.
Troverò il mio spazio-tempo, troverò il punto
giusto per la riflessione quotidiana, settimanale, mensile...
il MIO tempo.
Guardo con tenerezza una mandria di bambini urlanti e scalcianti
correre verso le proprie mamme sorridenti ed attendenti fuori
l'asilo ed anche i loro SUV e 4x4 pronti per tornare a casa
attraverso la jungla più remota, come se servisse un
machete per attraversare un semaforo pedonale.
Io guardo si, ma non è questo il mio spazio.
Continuo a vagare mentre la brughiera mi accoglie ma non me
ne rendo conto appieno e mentre le nebbie salgono, mi trovo
solo, troppo solo, con i miei pensieri che non riescono a liberarsi,
che non sanno come prendere la via d'uscita, che non sanno come
essere esternati. Chissà quanto tempo ancora mi serve
per capirmi.
Ritrovo la via per la città e mi sovviene dell'esistenza
di musei e biblioteche, luoghi nati per la riflessione, per
la ricerca (ed il ritrovamento) di tante cose.
Il museo fa per me. Mi siedo quasi mi accascio su un accogliente
divanetto in vellutino beige, mentre intorno a me il silenzio
nasce spontaneo. L'opera che ho di fronte è un bel dipinto
del '500 e rotti.
I colori mi catturano, i dettagli mi paiono così luminosi
da sembrare odierni; il tema è religioso ma si sa, in
quei tempi non si poteva fare chissà che. E la mia riflessione
viene talmente dal profondo che alla fine dello Schedoni perdo
i contorni e l'ombra mi assale, il silenzio diventa suono e
io mi catapulto del tutto involontariamente per uno spazio-tempo
onirico dove i passi sembrano lievi, dove i colpetti su una
spalla sembrano il beccare di un passero più stordito
che solitario.
Ma è il vigilante che mi sveglia e con fare quasi attonito,
ma di quello che le ha viste tutte, mi fa un chiaro e significativo
gesto picchiettando sul quadrante rotondo del suo orologio meccanico
orientale: “Chiudiamo!”
E così, più o meno inconsapevolmente, mi ritrovo
che sono le 7 di sera ed il telefono pieno di “Chiamate
perse”... “'Azz: avrei anche dovuto lavorare oggi!
Vuoi vedere che a furia di cercare un impossibile tempo intermedio,
ho buttato via letteralmente la giornata, esaurendo il tempo
a mia disposizione senza aver nemmeno capito di averlo trovato
e che cosa stessi facendo??
Già, meglio sotterrarsi dalla vergogna....
E
con un aggancio degno di un freeclimber su una parete 7B, ecco
il “dis-consiglio” di oggi: “Chris
Potter – Underground – 2006 – Sunny Side
Rec.”
Si parla di jazz, ma un jazz originale, piacevole, interessante,
soprattutto per uno che conosceva Potter solo di nome (Harry??).
5 compagni di viaggio affidabili (Chris Potter - tenor sax,
Adam Rogers – guitar, Nate Smith – drums, Craig
Taborn - Fender Rhodes piano e Wayne Krantz – guitar in
alcune tracce) che vagano consapevoli per la brughiera del jazz
del nuovo millenio pur avendo meno di 40 anni.
Next Best Western, Morning Bell, Nudnik, Lotus Blossom, Big
Top, The Wheel, Celestial Nomad, Underground, Yesterday sono
ottimi intrecci di sax e chitarra su ritmiche ora facilmente
seguibili, ora meno ma che mantengono desta l'attenzione dell'ascoltatore.
Il tappeto ritimico sotto gli assoli è micidiale in quanto
a tiro in alcune tracce (Underground, The Wheel, Nudnik, ecc.).
Mi torna in mente un bellisimo disco di Bob Berg & Mike
Stern (l'ensemble è simile), ed anche qui vedo un grande
tenore che soffia come pochi, ma forse in questo disco i pezzi
sono di un livello superiore (20 anni dopo è un obbligo,
altrimento vorrebbe dire non aver imparato la lezione...).
Nudnik per esempio è un fast che sprigiona una carica
esplosiva notevole, e tra stacchi e controstacchi non fa che
stupirmi... veramente un grande brano!
Allora, mentre magari ci rintaniamo in una grotta sotterranea
alla ricerca di un po' di tempo per noi, magari ascoltando questo
“Underground” di Chris Potter, non mi resta che
augurare un sincero Buone Feste dal Dr.Blues e da tutta la redazione.