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Video Editoriali di Dr.Blues
I Video Editoriali di Dr.Blues
Il posto del tempo
a cura di Dr.Blues
PanchinaE così, dannatamente intento alla ricerca spasmodica quasi nevrotica di un ipotetico “tempo intermedio”, facendomi largo tra i cadaveri dei minuti e dei secondi che passano con incessante regolarità quasi come se questa dannata regolarità fosse scandita da un surreale temporeggiatore sovrumano che va al di la della mia, umana, comprensione, io vado.
Cerco uno spazio mio e trovo solo panchine logore sverniciate di fresco (…), rifiuti insacchettati per bene a bordo strada, bottiglie vuote, lattine d'importazione vuote, moccini di sigarette in ogni dove mentre sopra la mia testa sfrecciano aeroplani stracarichi di idiomi stranieri che soggiornano il tempo di un caffè lungo.
E' chiaro che uno spazio tutto mio per poter riflettere sulla situazione socio-economica mondiale, non lo troverò certo vagando come un'ape, di fiore in fiore. A meno che aspetti la primavera prossima...

Entro in un locale vetusto ma accondiscendente che mi avvolge nelle sue spire fetenti di un passato neanche tanto remoto fatto di fumo e alcool. Chiedo di potermi sedere per poter dare inizio alla mia riflessione, ma vengo subitaneamente interrotto per poter dare visione alla lista dei prodotti di cui potrei, e dico potrei, usufruire. Io infatti non vorrei nulla.
E dopo un paio d'ore di spremitura meningi (le poche rimaste), l'energumeno del bancone mi si avvicina e mi chiede di lasciare libero lo spazio che occupo abusivamente. “Non c'è nessuno in tutto il locale – dico – approfitta della mia presenza, o uomo di poca lungimiranza”.

In quattro e quattrotto mi trovo affibbiata una scarpata nel portapiume e prendo la via del fiume, caracollando sull'argine malmesso di un corso d'acqua strapieno all'inverosimile; le piogge caraibiche e i monsoni tipici di questo periodo invernale ne hanno riempito il letto, e vedere scorrere tutta quell'acqua scura mi mette un po' di paura. Mi siedo lo osservo, conto il tempo che passa perchè un vecchio tronco malandato sopraggiunga rotolando, calcolo la velocità dell'acqua ed una fantasiosa portata del fiume, ma un omino della Protezione Civile mi prende energicamente per un braccio, mi solleva con apparente facilità e mi intima di andarmene; il posto non è sicuro.

Torno a “giringirare” come un gabbiano ferito, prendo il volo fugacemente per poi riatterrare altrettanto rapidamente, come in balìa delle correnti troppo fredde. Mi fermo, osservo il cielo ed i pochi pennuti spiumati che lo affrontano nel suo essere così ampio e disponibile. Li seguo con lo sguardo e penso di poter riflettere sulla vita, sul mondo, su me che guardo, osservo, mi prendo dello spazio.
Ma un omino nella sua bella tenuta blu, uniformata con quella di un suo collega molto più compassato di lui, mi fa notare il mio essermi fermato come sospeso nel bel mezzo della Strada Statale n. ICS, che il traffico ed i suoi ingabbiati interpreti vorrebbero fare di me carne da macello, e mi intima minacciosamente di scomparire con estrema rapidità all'orizzonte.

Vado, vago, rallento e accelero inconsapevole ma fiducioso. Troverò il mio spazio-tempo, troverò il punto giusto per la riflessione quotidiana, settimanale, mensile... il MIO tempo.
Guardo con tenerezza una mandria di bambini urlanti e scalcianti correre verso le proprie mamme sorridenti ed attendenti fuori l'asilo ed anche i loro SUV e 4x4 pronti per tornare a casa attraverso la jungla più remota, come se servisse un machete per attraversare un semaforo pedonale.
Io guardo si, ma non è questo il mio spazio.

Continuo a vagare mentre la brughiera mi accoglie ma non me ne rendo conto appieno e mentre le nebbie salgono, mi trovo solo, troppo solo, con i miei pensieri che non riescono a liberarsi, che non sanno come prendere la via d'uscita, che non sanno come essere esternati. Chissà quanto tempo ancora mi serve per capirmi.

Ritrovo la via per la città e mi sovviene dell'esistenza di musei e biblioteche, luoghi nati per la riflessione, per la ricerca (ed il ritrovamento) di tante cose.
Il museo fa per me. Mi siedo quasi mi accascio su un accogliente divanetto in vellutino beige, mentre intorno a me il silenzio nasce spontaneo. L'opera che ho di fronte è un bel dipinto del '500 e rotti.
I colori mi catturano, i dettagli mi paiono così luminosi da sembrare odierni; il tema è religioso ma si sa, in quei tempi non si poteva fare chissà che. E la mia riflessione viene talmente dal profondo che alla fine dello Schedoni perdo i contorni e l'ombra mi assale, il silenzio diventa suono e io mi catapulto del tutto involontariamente per uno spazio-tempo onirico dove i passi sembrano lievi, dove i colpetti su una spalla sembrano il beccare di un passero più stordito che solitario.
Ma è il vigilante che mi sveglia e con fare quasi attonito, ma di quello che le ha viste tutte, mi fa un chiaro e significativo gesto picchiettando sul quadrante rotondo del suo orologio meccanico orientale: “Chiudiamo!”

E così, più o meno inconsapevolmente, mi ritrovo che sono le 7 di sera ed il telefono pieno di “Chiamate perse”... “'Azz: avrei anche dovuto lavorare oggi! Vuoi vedere che a furia di cercare un impossibile tempo intermedio, ho buttato via letteralmente la giornata, esaurendo il tempo a mia disposizione senza aver nemmeno capito di averlo trovato e che cosa stessi facendo??
Già, meglio sotterrarsi dalla vergogna....

Chris Potter – UndergroundE con un aggancio degno di un freeclimber su una parete 7B, ecco il “dis-consiglio” di oggi:
Chris Potter – Underground – 2006 – Sunny Side Rec.”
Si parla di jazz, ma un jazz originale, piacevole, interessante, soprattutto per uno che conosceva Potter solo di nome (Harry??).

5 compagni di viaggio affidabili (Chris Potter - tenor sax, Adam Rogers – guitar, Nate Smith – drums, Craig Taborn - Fender Rhodes piano e Wayne Krantz – guitar in alcune tracce) che vagano consapevoli per la brughiera del jazz del nuovo millenio pur avendo meno di 40 anni.
Next Best Western, Morning Bell, Nudnik, Lotus Blossom, Big Top, The Wheel, Celestial Nomad, Underground, Yesterday sono ottimi intrecci di sax e chitarra su ritmiche ora facilmente seguibili, ora meno ma che mantengono desta l'attenzione dell'ascoltatore. Il tappeto ritimico sotto gli assoli è micidiale in quanto a tiro in alcune tracce (Underground, The Wheel, Nudnik, ecc.).
Mi torna in mente un bellisimo disco di Bob Berg & Mike Stern (l'ensemble è simile), ed anche qui vedo un grande tenore che soffia come pochi, ma forse in questo disco i pezzi sono di un livello superiore (20 anni dopo è un obbligo, altrimento vorrebbe dire non aver imparato la lezione...).
Nudnik per esempio è un fast che sprigiona una carica esplosiva notevole, e tra stacchi e controstacchi non fa che stupirmi... veramente un grande brano!

Allora, mentre magari ci rintaniamo in una grotta sotterranea alla ricerca di un po' di tempo per noi, magari ascoltando questo “Underground” di Chris Potter, non mi resta che augurare un sincero Buone Feste dal Dr.Blues e da tutta la redazione.

Buon ascolto.
 
22/12/2008
 
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Chris Potter Quartet - The Wheel
Chris Potter Group with Wayne Krantz
Editoriali Archivio 2008

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Il tempo intermedio
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Morire per amore
Fallo di rigore
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Il Profumo della Tristezza
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Ho visto cose che voi umani...
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Playlist Estiva n. 2
Playlist Estiva n. 1
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L'Italia del Codice Olindo
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La Guerra degli Immondi
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Nel 2008 Il Dr.Blues
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Clifford Brown & Max Roach
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Coldplay
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MTV Unplugged vol. 1
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Chris Potter
Tony Remy & Bluey
Aldo Romano
David Lee Roth
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