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Nella
morsa del gelo. E stavolta è vero, non è la solita
esagerazione di quelli di Italia 1 e Studio Aperto, ma in questo
weekend, nella parte più calda della giornata abbiamo
raggiunto a fatica i 4 gradi sottozero; pensate un po' cosa
può aver fatto la notte. Mamma mia...
Qui nel Nord più vicino alle montagne che poi raggiungono
il loro apice nella vicina Svizzera, tutto è diventato
di colpo più difficile, dall'aprire la macchina parcheggiata
all'aperto, al rispondere al cellulare. Un buon paio di guanti
si rende perlomeno necessario per non perdere pericolosamente
l'uso degli arti...
Devo dire che le informazioni meteo questa volta hanno predetto
in modo corretto la situazione li da venire, ed anche la mia
servitù ha potuto operare in modo preventivo spargendo
tonnellate di sale (cloruro di sodio) nel dedalo di vialetti
che va a scorrere all'interno del mio parco millenario (pensile)
che costeggia la mia ormai famosissima villa settecentesca...
Chiuso nel mio studiolo dodecaedrico (lo studio Bleu) di fronte
al camino acceso, ascoltando musica sobria, facendo finta di
fumare un sigaro e di bere superalcolici (perchè non
mi piacciono...), con la sagoma imbalsamata di un cane da caccia
della fine dell'800 alla mia destra ed un plaid molto chic,
appartenuto a tal Sir Bernard Law Montgomery (che riporta una
volpe ricamata al suo interno) sulle mie gambe infreddolite,
aspetto che arrivi Natale, Babbo Natale!
I
suoi sosia, sparsi sui mille balconi che mi capita di incrociare
sul mio percorso mattutino in questa città di pazzi,
dondolano quasi cercando di raggolmitolarsi per trovare una
posizione che permetta loro di potersi scaldare un po' di più,
ma niente.
Io, da par mio, sono in possesso di un Remington 700 “bolt-action”
M40A calibro 7.62, modificato per me dai tecnici dei Marines
di Quantico (“Dr.Blues Special Edition”) con il
quale spezzo con chirurgica precisione, i cordoni ombelicali
che legano questi babbinataliappesi da strapazzo, e li libero
nel vuoto, per andare a fare compagnia (virtuale) ai nanettidagiardino...
Sto spendendo un capitale in munizioni...
Non so da dove nasca questa necessità di mettere in bella
mostra orribili pupazzi dalle fattezze improprie, in posizioni
che nemmeno il Kamasutra contempla, come per dire “Ecco,
ora (che io ho messo il mio babbonataleappeso) E' Natale!, metto
a riposo i nanettidagiardino, mi reco al centrocommercialecittadino
e faccio acquisti per tutti. Oddio, per tutti... il minimo necessario”.
Lo spirito natalizio in un pupazzo appeso al 6° piano, uno
al 4°, altri rasenti il terreno, alcuni con inverosimile
scaletta a 4 o 5 pioli, altri ancora con ipotetico sacco pieno
di regali, immobili in una postura innaturale, colpiti da sciatalgia
lombare prima del ponte dell'Immacolata. Come siamo ridotti...
E cosa si dirà ai bambini?
L'altro giorno ne ho visto uno appeso ad un capannone ad uso
commerciale che sarà stato anche il fratello del Polifemo
di Teocrito, ma incuteva pur sempre un certo terrore con i suoi
3 metri di altezza... “Sai, piccolo mio, è
affetto da una disfunzione dell'ormone somatotropo....”
Dove andremo a finire? Arriveranno forse decalcomanie per autovetture
inneggianti all'unico ciccione abitante del Polo Nord, magari
aereoplani con teli attaccati pericolosamente alle ali solo
per mostrare il suo faccione da alcolizzato, o nuove asfaltature
strade con ripetizione della slitta e delle renne tutte, per
chilometri e chilometri di pseudo tappeto rosso... oh my god...
Meglio lasciarci alle spalle questo freddo inquieto, pensare
a qualche posto caldo, mite, accogliente, magari persi nel Pacifico
o meglio, nell'arcipelago delle isole della Società,
nel Pacifico meridionale, a Tahiti, Polinesia Francese...
E con un aggangio “geopolitico” inquietante, ecco
comparire nel mio lettore (ho solo il formato digitale) un gruppo
francese a me sconosciuto che porta il nome di Tahiti 80.
“Tahiti
80 – Wallpaper for the Soul – 2002 – Minty
Fresh rec.”
La formazione dei Tahiti 80 nasce in Normandia nel 1993 ed il
leader naturale è Xavier Boyer (voce e chitarre) che,
con Pedro Resende (basso e voci) compone quasi tutti i brani
della band. Ma è solo dal 2000 che incominciano a raggiungere
una certa popolarità in Francia e dal 2002 (l'album in
oggetto) escono dai confini transalpini. Va anche detto che
dal 2005 ad oggi non hanno più pubblicato nulla.
Questo disco è una raccolta di brani pop di ottima fattura,
di ottime voci (Boyer mi elettrizza), di armonie non scontate,
di ritmiche che strizzano l'occhio alla fusion, di suoni che
non stancano anzi, catturano fin dall'apertura con il brano
omonimo, dai suoni grezzi su cui la chitarra ora e la voce si
stagliano in modo egregio, mentre la ritimica diventa un po'
drum&bass ma non risulta fastidiosa.
Con “1,000 Times” si strizza l'occhio agli Style
Council di Paul Weller e Mike Talbot, ma la voce qui cerca melodie
tranquille, e l'ascolto è molto piacevole.
Una chicca è “Separate Ways” che gioca con
ritmica, basso e archi mentre la voce di Boyer lavora intrecciando
melodie improbabili su un pedalone di basso, seguendo un po'
l'idea della musica modale di Davisiana memoria. Un po'...
Niente assoli, niente giochi assurdi, ma solo armonie, melodie,
suoni e voci accattivanti.
Così anche “The Other side”, giocata su una
ritmica più sostenuta, molto britpop e molto orecchiabile,
gira tranquilla e si fa ascoltare più volte. “Happy
End” ci soprende per dolcezza, dove la voce di Xavier
Boyer gioca un ruolo fondamentale per creare quell'atmosfera
che mi piace tanto avere nelle orecchie, io dal cuore duro e
puro, alla fine non sono che un POP's listener. “Fun
Fair”, “Soul Deep”, “Open Book”,
“The Train”, “Don't Look Below”, “memories
of the past”, “Get Yourselfes together”....
non trovo una canzone brutta in questo disco, acciderbolina.
Meglio così.
Penso che mi faranno compagnia ancora per qualche ora....
Buon ascolto e Buon Natale dal Dr.Blues e dal suo staff!