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Destinazione terra
a cura di Dr.Blues
RuralitàE così, dopo un pensiero d'obbligo dedicato a tutte le donne lettrici e non di questa rubrica che da questa settimana supera quota 200 articoli e “dis-consigli”, le sensazioni e le preoccupazioni volano per cercare di comprendere, inutilmente, questa crisi dipinta ora nel più nefasto dei modi, qualche minuto dopo come una qualunque situazione di stallo. Ma non è che si dimenticano di dirci che al momento dello stallo ci si trovava in volo acrobatico rovesciato?

Per far fronte ad una serie di spese sempre più invadenti con entrate mensili che sembrano diminuire a vista d'occhio (magari faccio fatica a vederle solo perchè sto pian piano invecchiando...), ho deciso di bio-convertire la mia umile dimora settecentesca con (inutile) giardino piantumato annesso, acquistando degli animali che possano eventualmente alleggerire le possibili sofferenze (prossime venture?) date un'eventuale mancata entrata economica...

Un paio di mucche alpine, qualche capretta di montagna (che mi farebbero “ciao” tutte le mattine, ovvio), delle galline, qualche coniglio... A questo bisognerà certamente aggiungere un'area destinata a coltivazione, sia per gli animali sia per me stesso. Ma cosa coltivo e allevo se non ho mai usato nemmeno una zappa?
Come al solito internet potrebbe arrivare in nostro soccorso, con milioni di siti specializzati oppure con le famose amicizie virtuali che potrebbero in questo caso evitarci di incappare in errori di valutazione. Il calendario della semina per esempio non è mica roba di tutti i giorni....

Sono convinto che si renda necessario tornare ad una semplicità di base che ci permetta di assorbire l'eventuale contraccolpo economico e poi perchè mica tutto si può comprare, soprattutto se venissero a mancare i “dindi”...
Così facendo, potrei mettermi pure a produrre formaggi artigianali che potrei scambiare (il vecchio baratto!) in cambio di farina di mais (e vai di polenta) o farina di grano (ed ecco, in teoria il pane...). Qualche alberello di frutta (prugne, fichi, roba che cresce anche se non hai il pollice “marrone”!) potrebbe aiutare a completare la dieta del “fai da te” e poi, il famoso “darsi da fare”!

Leggevo sui vari quotidiani on-line che negli Stati Uniti, alle prese con una recessione disastrosa che ha colpito a fondo il loro sistema (anche perchè ormai basato soprattutto sul nulla!), molti manager licenziati che sanno benissimo di non poter trovare lavoro con le stesse mansioni, si accontentano anche di fare lavori più umili e meno retribuiti, pur di poter portare a casa qualcosa. Ed è difficile comunque. Bisognerà pensarci anche qui...
L'industria è sostenuta dalla cassa integrazione certo, ma per quanto tempo ancora, prima che anche il nostro sistema imploda? Fino a quando reggeremo?

Allora ecco che un ritorno alla semplicità potrebbe essere la risposta.
Pensare di tornare “alla terra”, tanto bistrattata, tanto odiata, potrebbe rivelarsi la giusta risposta. Ma non con l'obbligo economico di fare un agriturismo, di ospitare insulsi e presunti “commenda” brianzoli degli anni '70, ma per noi stessi, per poter dare delle risposte alle decine di domande che ci stiamo ponendo.
E poi, per poter ottenere delle risposte anche dalla “madre Terra”, mica è tanto scontato: bisogna saperle porre, bisogna comprendere che cosa ci dice. Potrebbe essere il caso di incominciare a contattare degli interpreti.

Sonny RollinsE per dimostrare che l'essenzialità a volte paga, ecco che anche il “dis-consiglio” di oggi si muove in questa direzione.
Sonny Rollins – S.R. Live in Stockholm – 1959 - IES Prod.”
Il “Colossus” del sax all'opera nel minimalismo del trio, dove oltre al suo possente tenore, abbiamo solo un contrabbasso ed una batteria.
Si tratta di un live con i fiocchi, registrato per la radio svedese il 4 marzo del 1959 (praticamente 50 anni fa esatti!), dove un buon Henry Grimes al contrabbasso e Pete La Roca alla batteria accompagnano il fiume in piena Rollins, che mai come in occasioni come questa, da “fiato alle trombe” (anche se è un sax!), prendendosi tutto lo spazio possibile immaginabile, e lasciando solo le briciole a comprimari comunque in grado di dire la loro.
Rollins è così da sempre, e se pensiamo che lo fa da oltre 50 anni divertendosi e divertendoci, non è affatto male.

“St. Thomas” apre le danze, con il suo ritmo latin caraibico, per un brano che ormai è diventato uno standard del jazz moderno. A seguire una voce quasi sensuale di un giovanissimo Sonny saluta il pubblico di fans, si presenta e suona un'altra fantastica traccia: “There will never be another you”.
Standard di altri si miscelano con pezzi originali dell'uomo di Harlem (N.Y.), classe 1930.
“Oleo” e “Paul's Paul” chiudono la sessione, dove troviamo in bella mostra anche un'ottima “How high the moon” in una versione da più di 10 minuti, farcita di un ottimo assolo di batteria.

Che dire? Ho sempre avuto un “orecchio” di riguardo per Sonny Rollins e per il suo modo di interpretare la musica, gli assoli, la presenza su un palco, ed anche quando “qualche annetto” fa lo vidi, ne restai entusiasta.
Grande Sonny!
Allora buon ascolto.

Dr. Blues
 
09/03/2009
 
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Sonny Rollins - My One and Only Love
Sonny Rollins and Jim Hall (part 1)
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