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d'Arte, Video On Line (YouTube) Hyper
XM
Che
spettacolo. Non si è trattato certo di uno show edificante.
Un branco di saccenti multidirezionali ma monopolari, ha fatto bella
mostra di se tra i banchi del Parlamento italiota, nonostante le telecamere
in bella vista, nonostante il Popolo elettore in attenta visione (forse),
nonostante la compostezza che (sarebbe) richiesta. Finisce sempre
a “pesci in faccia”. Mai che andasse tutto a “tarallucci
e vino”; forse ci sarebbe meno da pulire. E meno tanfo...
Sto parlando ovviamente dei “nostri” politicanti da strapazzo,
sempre più lontani dalla realtà-reale. Uomini e donne
preposti per elezione diretta (o quasi) ad essere servitori dello
Stato che si rivelano servitori solo di se stessi. Personaggi di dubbia
provenienza prestati alla politica da chissà quale settore,
che farebbero bene a tornare da dove sono venuti. Presto.
Abbiamo fatto un tuffo nel passato, noi che abbiamo già una
cartella elettorale “importante” nelle nostre tasche,
che siamo cresciuti che c'era la Lira e che il Sistema Monetario Europeo
era una sigla. Come la CEE o l'ECU...
Scaraventati con la forza a vent'anni fa, quando i governi si reimpastavano
con intervalli quasi quotidiani, quando la compravendita dei voti
era pagata con scranni dorati in fantomatici enti creati (magari)
per l'occasione.
I Presidenti del Consiglio di quella fantomatica “prima repubblica”
che qualche stordito pensava di poter annullare cancellandone solo
il nome sul citofono, si sono rivoltati nella tomba risvegliandosi
di colpo; anche quelli tuttora vivi.
Inciuci, corruzione, compravendite economiche, assegni sotto (e sopra)
banco hanno caratterizzato la giornata dedicata a “La fiducia
al Governo di Silvio I”. E ce l'ha fatta. Ancora una volta lui
ne esce vincente. Smilzo, smagrito, denutrito, acciaccato ma indenne.
Nonostante la città messa a ferro e fuoco da un manipolo di
rincoglioniti di indubbio valore (uguale a zero) Lui, il supremo,
l'illuminato, la reincarnazione di qualunque cosa sia mai apparsa
sulla terra, non si è nemmeno bruciacchiato le sopracciglia
folte. Pazzesco.
Ma non è merito suo se il burbero incomprensibile Di Pietro,
che della lotta al Cavaliere ha fatto il suo “cavallo di battaglia”,
si contorna di imbecilli che al primo sussulto si vendono al “nemico”.
E' merito suo invece se, sottratti i malati, le donne incinte, gli
invalidi civili ed alcuni senatori a vita con due piedi nella fossa,
il nostro SiRe ha un disavanzo di tre voti tre.
E' un artista. Un genio. Un grande manipolatore. Un affabulatore.
Il Governo del fare? Si, del fare cagare!
Siamo tornati indietro di vent'anni in un solo giorno, a quando i
pastrocchi politici si progettavano al bar, a quando le correnti interne
alla Democrazia Cristiana, quelle più sinistrorse, incominciavano
a far traballare il Capo del Governo; quando c'erano DC, PLI, PRI,
PSI e PSDI che facevano il pentapartito dalle alleanze forti quanto
un castello di sabbia di mare.
E siamo tornati lì, a quei giochini di Palazzo. Ca**o!
Si, io una strana idea ce l'avrei. Un po' rivoluzionaria, anarchico
insurrezionalista forse, dittatoriale magari. Questi purtroppo (per
loro) hanno bisogno di capire quanto è importante il lavoro,
quanto è bello il lavoro, quanto nobilita il lavoro, quanto
ci è necessario il lavoro, soprattutto in un momento come questo
tutt'ora grigiastro dai contorni nero fumo: momenti di magra. Dato
che l'economia non si è risvegliata, che benzina e gasolio
non sono mai costati così tanto, che vivere degnamente non
è facile per tutti, vorrei reintrodurre una scuola di comprensione,
un campo di correzione, un giardino di lavoro, un luogo ameno dove
potrebbe campeggiare sul cancello la scritta “Arbeit macht frei”.
E tutti dentro!!
A gestire il lavoro dei nostri politicanti fetenti quell'Herr Martin
Schulz già definito kapò qualche annetto fa dal
Re di Boonga(boonga).
Di Pietro, Bersani e qualche altro pavido tutto il giorno a pulire
le grondaie dei tetti malmessi, mentre Fini, Casini e Rutelli (il
nuovo che avanza) sarebbero di corvè costante alle latrine.
L'aratro sarebbe trainato da cervelli superiori come Bondi, mentre
la manovalanza di bassa “Lega” sarebbe ovviamente gratuita.
Che dire del nostro Premier? Qualche esperimento “nucleare”
lo si potrebbe anche fare dopo le dichiarazioni ardite del medico
curante che lo definisce un superuomo. Vediamoci chiaro: apriamolo
in due....
E
come “dis-consiglio” di oggi quale disco se non: “Area
– Arbeit Macht Frei – 1973 – Cramps Records”
Album d'esordio di un gruppo un po' progressive, molto jazz-rock e
molto politico, riconoscibilissimo per la voce unica di quel Demetrio
Stratos che ci ha lasciato troppo presto e non per la tipica “overdose
rock”, ma per una Anemia
aplastica a soli 34 anni...
Un gruppo composto non da musicanti prestati alla musica ma da musicisti
veri, come Djivas, Fariselli, Busnello, Capiozzo e Tofani per un collettivo
il cui obiettivo dichiarato era “il superamento dell'individualismo
artistico per creare una musica totale, di fusione e internazionalità".
Direi che a tratti ci sono riusciti. Come in questo LP.
Apre il disco quello che forse è il pezzo più famoso
degli Area: "Luglio, Agosto, Settembre (Nero)". La voce
recitante in arabo sembra sia stata “catturata abusivamente”
in un museo del Cairo e costituisce l'intro. Segue Stratos, accompagnato
solo da un Hammond, che ci stordisce con parole pesanti come: “Giocare
col mondo facendolo a pezzi; Bambini che il sole ha ridotto già
vecchi”.
Il pezzo ha in se tutti gli elementi tipici del sound cosiddetto progressive
e fusion: melodie arabeggianti, improvvisazioni free, cambi di tempo,
progressioni armoniche, effetti “speciali” ed un testo
duro (come altri dell'album).
Segue la traccia omonima, dove un'intro di batteria di Giulio Capiozzo
apre alla band che si lancia in un ardito volo jazz-rock; da menzionare
i sax di Busnello, session man di grande abilità, che esegue
degli assoli molto moderni sotto il canto di Stratos. "Consapevolezza",
"Le Labbra Del Tempo", "250 Chilometri da Smirne"
e "L’Abbattimento dello Zeppelin", completano a 360°
un disco che comprende sperimentazioni vocali e strumentali caratterizzati
da un elevato tasso tecnico.
"Arbeit Macht Frei"
è ancora oggi un disco assolutamente unico nella storia degli
Area e forse del rock tutto. Il gruppo proseguirà la sua carriera
passando da momenti più sperimentali e avanguardistici a dischi
più tradizionali; forse però senza mai recuperare del
tutto l'originalità che ne ha contraddistinto l'esordio.
Cosa dire se non che un disco così non lo farei certo ascoltare
ai nostri politici durante il lavoro?