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Luci
ed ombre che compaiono e scompaiono dalla nostra vista, come
un susseguirsi dinamico di centinaia di lampioni sulle strade
nelle notti buie e poco tempestose.
Idee differenti che trovano accordo e disaccordo nel giro di
un lampo, mentre il tempo scorre inesorabile come nessun altro
elemento al mondo.
Ogni giorno ci troviamo costretti ad affrontare mutamenti d'umore
dovuti in parte alla meteorologia impazzita ed in parte a qualche
indomito possessore di SUV senza ritegno alcuno, mentre i nostri
pensieri si contorcono con lo stomaco ripieno di croissant alla
marmellata di marroni...
Razionalità e sentimento come luci ed ombre in un continuo
combattimento che non vede spesso né un vincitore né
un vinto, ma una distesa infinita di corpi privi di lucidità
che vagano tetri in cerca di un possibile conforto, di comprensione,
di qualcuno che gli permetta di comprendere se hanno errato
dando retta al cervello oppure al cuore. Ma non vi sono mai
esperti preparati, bensi posticci dispensatori di consigli azzardati
che raramente capiscono la situazione e non fanno altro che
appesantire il fardello di domande che il ciondolante porta
con se.
Ma i tunnel hanno un ingresso ed anche un'uscita, sempre; altrimenti
sarebbero delle grotte e non potrebbero essere utilizzati come
figure retoriche da ogni imbelle privo di conoscenza realizzativa
in ambito di perforazione, trivellazione e consolidamento...
E allora quale miglior consiglio dare se non che, se il buio
è giunto, farà presto ad arrivare anche una luce?
Che se una serie di domande sembra non avere risposta oggi,
forse domani l'avrà e che quello che ci ha fatto arrivare
all'ennesimo bivio della nostra esistenza contorta, altro non
è che una serie di momenti passati, belli o brutti, che
occuperanno sempre un posto nella nostra memoria ma che, inesorabilmente,
passeranno oltre?
Luci ed ombre, sorrisi e pianto, gioia e dolore che si alternano
con imprevedibile fantasia durante l'arco della nostra vita
altrimenti monotona e fanno parte del gioco anzi, ne sono la
parte fondamentale. Bianco e nero. Rosso o blu forse ma tralasciando
le tonalità intermedie che non giovano a nessuno.
Certo è che se non ci fossero colori dai toni delicati,
sicuramente sarebbe una vita altrettanto monotona!
E
così parlando di colori, arriviamo al “dis-consiglio”
di oggi, ed all'imprevisto “passero verde”!
“Mike
Gordon – The Green Sparrow – 2008 – Roundere
Rec.”
Mike Gordon sconosciuto ai più, altri non è che
il bassista e polistrumentista dell'originale band dei Phish
del più famoso Trey Anastasio, chitarrista noto invece
ad una moltitudine ben differente...
La band si è sciolta, riunita, ri-sciolta e ri-riunita
(…), reincorporando di fatto Gordon nel marzo 2009.
Nel frattempo il “molto alternativo” biondino 45enne
ci ha regalato un paio di dischi un po' troppo strani ripieni,
oltre che di marmellata di marroni, anche di testi troppo nonsense,
e di humour ebreo che non è sempre facile comprendere...
Ecco invece che per 2 anni si rinchiude da qualche parte e gioca
un po' da solo, un po' in compagnia e registra un disco più
commerciale ma non troppo, forse leggermente più pop
ma funky, quasi rock ma con spruzzatine di calypso... un disco
godibile, ben suonato, ben arrangiato e cantato con una voce
pulita, fresca e piacevole!
Apre il lavoro “Another Door”, che in alcuni parti
sembra un brano perfino country, ma che risolve sempre in modo
inaspettato pur essendo semplice nella sua idea melodica ed
armonica.
Segue “Voices”, dove l'intreccio ritmico tra basso
e voce (Gordon) è veramente complicato anche se appare
semplice e coinvolgente. Gli altri musicisti ci regalano assoli
di organo interessanti durante momenti molto rilassanti del
pezzo. “Dig Further Down” vede Trey Anastasio
alla chitarra per un brano un po' rock, con un assolo di chitarra
molto blues del sud.
“Pretend” è
una canzoncina apparentemente dolce e delicata, in crescendo
con un bel assolo di chitarra (Gordon), molto radiofonica ma
non banale. “Traveled Too Far” ha sonorità
accattivanti, mentre è con “Andelman's Yard”
che il folletto del Massachusset ci regala (in completa autogestione,
suonando infatti tutti gli strumenti e facendo tutte le voci)
una canzone degna di essere chiamata tale.
Armonicamente semplice, vede però un intreccio di strumenti
non facile da realizzare, che sembra costato circa due mesi
di registrazioni a Gordon. Il brano è veramente gustoso,
una canzone per “ogni momento” grazie anche alla
voce delicata che ci accompagna senza diventare troppo invadente.
“Radar Blip”è un po' il brano chicca, un
richiamo ad altre sonorità (Donald Fagen?) con la vistosa
presenza di fiati, e di una batteria molto secca che sembra
provenire direttamente dalla “Bay Area” di San Francisco,
la terra del funk bianco. Il brano mantiene però una
dolcezza intrinseca continua e questo non mi dispiace affatto!
“Morphing Again” non è proprio male,
mentre “Jaded” vede Gordon in versione un po' cattivella,
in un mix tra funk, rock, e hip-hop dei più duri, dove
gli arrangiamenti sono veramente azzeccati, non risultano stucchevoli
gli intrecci delle voci (sempre Gordon...) e l'assolo di Hammond
è oltremodo gustoso. “Sound” chiude con
gentilezza un album ben disegnato, ben creato, commestibile
ma non banale.
Oggi ho avuto proprio un'illuminazione....