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Voglio
svestire per una volta i panni ormai consunti di Dr.Blues e
pormi quasi nudo al pubblico ludibrio, nello stendere un editoriale
questa volta come Bluso Bluso, commentatore alternativo ma non
troppo, critico appassionato comunque, passionale, fugace, sprezzante,
arrogante, sicuramente sincero.
E quello che voglio condividere oggi è il sapere che
la vita ci costringe quasi quotidianamente a fronteggiare situazioni
per le quali potremmo anche essere preparati, ma che sostanzialmente
ci stupiscono e tendono a sconvolgerci nella maggior parte dei
casi, soprattutto quando interessano noi stessi.
L'amore in special modo e tutto ciò che è legato
a questa parola ed a questo mondo, ci sa strapazzare come quasi
null'altro, uomini e donne stranamente in egual misura. Le complicanze
che nascono contemporaneamente a intese inimmaginabili, possono
sconvolgere esistenze più o meno equilibrate, menti più
o meno lucide, personalità decise quanto soggetti umili
o timidi.
L'amore come scintilla, come innesco di un fuoco che andrà
inevitabilmente ad esaurirsi in un tempo indefinito, ma che
in quell'arco di tempo potrebbe distruggere un territorio grande
quanto il Texas mente noi perdiamo di vista la situazione, e
ci lasciamo coinvolgere in un gioco che, pensiamo, interminabile.
L'amore come la luce, fonte di vita necessaria per la fotosintesi,
per i pannelli solari e per il nostro buon umore, indispensabile
all'essere umano, incapace di percorrere la sua esistenza privo
dell'amore per qualcuno o qualcosa, parte integrante del proprio
io.
Ma a volte l'amore come è venuto, se ne va. Alcune volte
la razionalità spinge il piatto della bilancia con le
palline nere verso il basso e se pur di fronte a ineluttabili
raggi di sole, il razionale inforca un paio di vistosi occhialoni
da sole, volge il capo a Nord e se ne va.
Ho imparato a conoscere me stesso in questi anni, scrivendo
qui, scrivendo la, parlando con amici della prima ora o della
seconda e confrontandomi con parenti sempre disponibili alla
conversazione; e so che la vita non è un gioco e che
nonostante tutto, bisogna cercare sempre di mantenere la testa
alta, camminare a passo deciso e superare l'ostacolo. Lo so.
Ma quando sei convinto di avere tra le mani qualcosa di bello
e senti che sta per scapparti oppure se n'è già
andato, volato via con il vento della sera, allora tutto diventa
più difficile e, per quanto tu potessi aspettartelo,
tutto si trasforma improvvisamente in grigio, inutile, superfluo,
di secondaria importanza. Si.
Domande idiote che vengono poste a se stessi, piuttosto che
laconiche telefonate che non andrebbero mai fatte, possono incanalare
la situazione dentro binari che non conoscevamo, ma che portano
essenzialmente ad un punto morto della stazione.
E allora che fare?
Esternare, scrivere delle parole, precise, inequivocabili, chiarificatrici
del vostro pensiero e sapere di aver fatto tutto il possibile
per permettere al vostro raggio di luce di comprendere quello
che avete in mente e nel cuore. E sapendo di non poter fare
null'altro per non cadere nel patetico o rischiare inutili accuse
di “stalking”, vivere, continuando a respirare l'aria
se pur inquinata di queste metropoli bastarde che non ci concedono
più di prenderne a pieni polmoni.
In pace con se stessi, tristi magari ma sereni, consci di aver
detto quello che c'era da dire, e di non aver lasciato niente
di sott'inteso, quel qualcosa che un giorno futuro potrebbe
diventare causa di disperazione. No.
Un unico scritto, qualcosa che sancisca il vostro stato d'animo
(o il mio...), e poi riprendere la via, il susseguirsi dei giorni
e delle notti, pensando che fuori c'è un mondo che, se
pur tormentato anche dalla natura oltre che dall'uomo, ci può
dare mille possibilità di riproporre un sorriso sulla
nostra bocca stanca, e permettere a quella maledetta ruga d'espressione,
di scomparire per un po'.
Ed
ora come un umile assistente personale, ripasso la palla al
Dr.Blues per il “dis-consiglio” gratuito e assolutamente
non inerente l'amore in senso stretto, ma essendo un disco jazz,
fatto di mille note di improvvisazione, sempre di amore si tratta.
“Keith
Jarrett/Gary
Peacock/Jack
De Johnette – Live in Tokyo 1996 – 1998 –
ECM”.
Il trio degli standard, il trio considerato modello per moltissimi,
è qui in un live di qualità audio eccezionale,
supportato da un pubblico tra i più apprezzati del mondo,
confortato dallo stato di grazia di un Keith Jarrett che a volte
alterna momenti di lucidità in cui potrebbe essere anche
definito uno dei migliori pianisti della storia, a inequivocabile
“rompiballe”, arrogante, stralunato e tremendamente
palloso pianista con una serie di problemi psicologici sulle
spalle. Ma non qui.
I brani affrontati sono pezzi della storia del jazz, da “It
could happen to you” (….) a “Never let me
go” (…), passando per “Summer night”,
“My funny Valentine”, “Autumn Leaves”
piuttosto che per “I remmeber April”.
Jarrett è ispirato, reduce forse da una tourne che ha
saputo scaldargli il cuore, l'anima, e centellina da par suo
le note ma non troppo, per poi lasciarsi andare alla ricerca
di melodie improvvisative a tratti micidialmente strepitose.
Anche Peacock e De Johnette mi sembrano carichi, molto di più
di quella volta che li vidi all'Arenadi Verona, in un'ambientazione
forse non ottimale per questo trio che ama partire molto leggero,
soave, mentre per contro il grande pubblico (idiota) vuole da
subito sprizzi di Deep Purple o Led Zeppelin... No, se c'è
Keith Jarrett sai che è così; ma qui, in questo
disco , sublime riassunto di un live, estasi di un momento,
nulla è lasciato sottointendere, tutto viene detto, scritto
o registrato che sia, per non permettere a nessuno di dire “Io
non so, io non sapevo, non ho capito....”.
No. Qui lo capiscono anche i polli che questo è un disco
da lasciar girare per 24 ore.