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“Luci
ed ombre che compaiono e scompaiono dalla nostra vista, come
un susseguirsi dinamico di centinaia di lampioni sulle strade
nelle notti buie e poco tempestose” dicevamo,
luci ed ombre che a volte ci guidano ed a volte ci deviano.
Luci ed ombre come persone che incontriamo lungo la via o che
abbiamo sempre conosciuto, che sanno guidarci a volte come fari
nell'oscurità e che possono districarci la matassa di
lana merino ingarbugliata dal gatto, o dipanare il cavo delle
cuffiette dell'iPod...
Luci ed ombre in sequenza matematica perfetta oppure in un caos
altrettanto matematico; luci ed ombre che scandiscono le emozioni,
i pensieri e le necessità psico-fisiche di ogni individuo,
ognuno di noi.
Giorno e notte, sole e luna, luci ed ombre che caratterizzano
le nostre vite mai semplici, mai banali, mai uguali e che determinano
in modo ineluttabile il nostro umore, il nostro grado di felicità
apparente, il nostro muoverci goffi o estremamente agili attraverso
sentieri da disboscare con il machete o vie lastricate e ben
segnalate.
Anche se secondo qualcuno ci troviamo sempre lungo un sentiero
scuro, pieno di rovi, senza possibilità d'uscita. Ma
non è sempre così.
E allora un po' di musica, un po' di colori, un po' di calore
(anche meteorologico, per favore!!!) e la possibilità
di riprendere a passeggiare a testa alta lungo il fiume, sedersi
ad osservare i salmoni che fanno il “terzo dito”
agli orsi, e le trote sgambettare i salmoni in un gioco tragico
per sottrarsi ad un destino crudele.
Oggi mi sento un po' “salmone” che cerca di evitare
l'intralcio di qualche trota marmorata, tutto indaffarato nel
massimo sforzo del risalire la corrente, tutto sudato pur con
l'acqua fredda tutta intorno, con i miei fantomatici piedini
salmonati che sgaruffano rapidi. “Voglio uscire da qui,
voglio uscire da qui!!”
Potrei essere uno dei primi salmoni con cuffiette incorporate
e mi immagino, mentre sono seduto sul bordo del fiume a guardare
lo scorrere rapido delle acque e del ghiaccio che ne ricopre
la superficie come i tasselli di un immaginario puzzle teutonico.
Un salmone con il suo ritmo ben definito, con una luce intrinseca
(ed a volte anche estrinseca), con una voglia inconscia di fare
“Il record”, e riuscire a stupire la giuria.
“9.1 – 9.2 – 9.4 - 8.2 (giudice russo sempre
di manica stretta) – 9.9”. Il doppio carpiato volante
in effetti mi è venuto meglio durante l'allenamento...
Luci ed ombre, in una continuo susseguirsi di midriasi e miosi
gestite in un tempo indefinibilmente rapido, mentre la musica
scorre come una marea all'interno delle nostre orecchie martoriate
(come le trote?), alla continua ricerca del relax.
E
allora, traslato nel giro di un battito di ciglia dall'argine
del fiume al sofà stile impero del mio studiolo bleu
della mia umile dimora settecentesca, eccomi calmo e pacifico
ed immobile osservatore dei giochi di luci ed ombre che solo
il fuoco del mio camino sa disegnare all'interno di un ambiente
così avvolgente.
E le orecchie riscoprono una piccola chicca musicale che vale
la pena di ricordare con il “dis-consiglio” di oggi:
“Joni
Mitchell – Shadows and Lights – 1979 –
Asylum rec.”.
Mentre pensavo al frenetico rincorrersi delle luci e delle ombre
riscopro la voce soave e delicata di una donna del pop folk
americano (ma canadese) con melodie alternative nella testa,
dissimile già da quelli che la circondano, innamorata
musicalmente del jazz di Charles Mingus, capace di portarsi
in studio un supergruppo con jazzisti incredibili (e Mingus
stesso) per registrare un disco con le musiche del folle bassista
nero.
E per la tournè seguente, documentata con questo disco
doppio, ecco arrivare sul palco dell'eterea canterina personaggi
come Jaco Pastorius e Don Alias (già con i Weather Report),
Pat Metheny e Lyle Mays (del Pat Metheny Group) e Michael Brecker,
indimenticato saxofonista della Pennsylvania scomparso 3 anni
or sono.
La cura e la ricerca di arrangiamenti sopraffini già
in atto nella Mitchell nei due dischi precedenti, scaturisce
in questo live in modo estremamente comprensibile, udibile in
modo chiaro anche all'ascoltatore meno attento.
Qui, a differenza della musica pop, la Mitchell da il giusto
spazio ai fantastici musicisti che dividono con lei il palco,
ed il disco è un concentrato di orgasmi dovuti ai vari
solisti che, ricordiamolo, sono ancora al giorno d'oggi tra
i più imitati (Pastorius) o apprezzati (Metheny).
Del live esiste anche la versione su videocassetta prima e su
supporto digitale dopo, a testimonianza di una serata californiana
di altissimo livello.
E allora, oltre ai testi ispirati o meno di una cantante particolare,
ecco a tratti interminabili assoli di sax, chitarra, basso,
piano, batteria per l'eccitazione globale del pubblico pagante,
ma soprattutto mia in questo momento di continuo e consecutivo
e incessante e perenne e perpetuo susseguirsi di luci e ombre.