Vinilica.it - Dischi in vinile, Musica, Mp3, Cantanti, Complessi musicali
     
Hai 0 prodotti
nel tuo carrello
Totale: Euro 0.00
Checkout
Primo PianoEditorialiServiziListaCategorieOffertissimeIl Tuo MenuCarrello Checkout English Version
 
Bunny Slap

Vuoi vendere la tua collezione di dischi?

Vendi i tuoi dischi

Partecipa anche tu alla
Associazione Collezionisti di Vinilica.it
Con una quota minima, potrai mettere in vendita i tuoi dischi al prezzo e con le modalità da te preferite.
Potrai utilizzare il nostro sito come una vetrina per vendere (o scambiare) i tuoi oggetti da collezione (dischi in vinile, cd-audio, musicassette, vhs, libri, ...)
Vendi i tuoi dischi
 

Nuovi, Sigillati!
Usati, in Ottime Condizioni!
Tutti i Dischi Sigillati / Sealed
Tutti i Prodotti in Vinilica.it
 

Cataloga i tuoi Dischi

Cataloga i tuoi Cd
Il programma per catalogare Dischi in Vinile (45 giri, Extended Play, 78 giri, Long Playing, Dischi Mix,...), Audio-Cassette, Bobine, Stereo 8, Audio-Cd, DVD, Cd-Rom, Video Cassette, Laser Disc, Libri e Riviste, Mp3, Video, Immagini, Oggetti, Opere d'Arte, Video On Line (YouTube)
Hyper XM
 
In Ascolto del Vento
a cura di Dr.Blues
Allegoria della vita umana - Galleria degli Uffizi - FirenzeSensazioni a fior di pelle, paure e timori e sorrisi e gioie e dolori che si mescolano in un grande minestrone in via di scongelamento, un brodo primordiale pateticamente pronto per essere consumato dall'avventore ignoto, senza il minimo interesse per ciò che ne fa parte, per quello che porta in dote, per quello che è: noi.
Miliardi di cellule a noi sconosciute elaborano altrettanti miliardi di informazioni in un lasso di tempo indescrivibile, mentre noi sudiamo, ci affanniamo, ci azzittiamo perchè “usa così”. E ci facciamo mangiare, dilaniare, scarnificare da questo mondo di belve feroci pronte a fare di noi uno dei tanti inutili sacrificabili che non verranno mai ricordati. Non è bello.

Provo paure e timori e sorrisi e gioie e dolori e faccio fatica a districarmi in questo ambiente talmente mutato in questi anni da non riuscire ad adeguarmici (se proprio devo), mentre tento di proseguire il mio cammino passo dopo passo, in questo dedalo di sentierini che si susseguono con incredibile isterismo. Ovvio che voglio vivere di emozioni e sensazioni che non sono di facile interpretazione, ma è anche vero che non tutto debba essere compreso, capito, catalogato a priori.
Paure e timori e sorrisi e gioie e dolori e amore.

Mi sento così schiacciato dagli eventi che faccio quasi fatica a prendere fiato, mi sento mancare l'aria nei polmoni e mi gira la testa, mi manca la terra sotto i piedi mentre il mondo corre a perdifiato ed io inseguo come un affannato rapinato il suo scaltro rapinatore. Ed a volte inciampo, mi incespico in inutili righe disegnate sul terreno che non creano nemmeno dislivelli degni di nota, mentre c'è sempre uno che ti guarda, ti osserva e pare ridere di te, della tua caduta, del tuo dramma/dilemma, del tuo essere un pensatore seduto all'ombra del primo sole di primavera, obbligato a farlo guardando il quadrante lucente del tuo orologio supertecnologico.
Paure e timori e sorrisi e gioie e dolori e amore.

Faccio così fatica a liberare certe belle sensazioni che sento di provare che a volte penso di essermi inaridito in questi anni per colpa del khamsin o magari per altri motivi più terreni, più umani, e vorrei ritrovare il bandolo della matassa e tornare a volare sul filo delle mie emozioni un po' sopite e quale migliore occasione se non arrivare a fare queste riflessioni in occasione dell'arrivo della primavera?

E per riflettere meglio, per arrivare ad una conclusione che non so se mai arriverà, ho scelto di ascoltare un disco che sta dividendo la critica del web, che si aspetta sempre il massimo da quest'uomo, avaro nel donarci le sue di emozioni, secondo alcuni, ma non secondo me.

Peter Gabriel – Scratch my BackPeter Gabriel – Scratch my Back – 2010 – Virgin rec.”.
E' un album di cover. Ma questo non vuol dire mica niente...
E' un lavoro di certosina rilettura in chiave completamente differente di canzoni più o meno note sulle quali ovviamente spicca Heroes di David Bowie, che da il via alle danze.

L'orchestra di archi apre e chiude gli spazi sulla voce piena di carisma dell'uomo della Genesi, per una canzone che qualcuno dice non poteva essere cantata e suonata in nessun altro modo rispetto alla versione originale del Duca bianco. E no...
Qui Gabriel ci fa capire, con l'aiuto di ottimi collaboratori come Bob Ezrin, che è possibile rileggere, risuonare, reinterpretare una canzone solo con la forza e la potenza che si porta in dono.
Egli qui non sembra “l'Eroe” che sarà, ma sembra narrarci dell'eroe che fu, che ha toccato il fondo dolorosamente e con fatica cerca di risalire fino alla superficie in un percorso che, si sa, non potrà essere né facile, né breve. “Heroes” mi penetra, mi perfora la carne con l'ossessivo di violini e violoncelli che si intrecciano in modo apparentemente isterico.

“The Boy in the Bubble” (Paul Simon) è aperta da voce e pianoforte, in una cover completamente differente da quella cantata per anni da Simon (senza Garfunkel), e forse Peter ne vede la giusta dimensione, cantando un testo che propone “and don't cry, baby don't cry”, che non può essere cantato che così...
“Mirrorball” (degli Elbow) non si discosta molto dalla versione della band di Manchester, ma gli archi in pizzicato, danno sempre un tocco di classe. E Peter sta vedendo la luce della risalita.

“Flume”, originariamente scritta e cantata da un cantautore americano sconosciuto ai più (Bon Iver) solo voce e chitarra, prende sempre più vita, con l'orchestra che detta e scandisce i tempi, mentre la voce di Gabriel, unica di suo, aggiunge sofferenza alle parole poetiche di un testo minimalista.

“Listening Wind” (Talking Heads) apre e mi viene subito in mente “Games without Frontieres” di Gabriel stesso. Gli archi sono i padroni incontrastati di questa canzone che mi permette di vedere un cantante che canta sotto una pioggia battente, ma che si lava via della polvere residua, da anni di persecuzione, da millenni di rabbia. E corre. E la voce entra sempre più profonda.

“The Power of the Heart” (Lou Reed) diventa apparentemente dolcissima, una ninna nanna delicata, mentre ci spiega quanto sia importante l'amore in queste nostre esistenze, l'unica cosa che ci ridonerà la vita, oggi qui, domani la, ma che saprà riportarci a galla nei momenti bui. L'amore come forza della vita che ci indica la via. E Gabriel diventa un sacerdote dell'amore, il profeta dell'amore...

“My body is a cage” (del gruppo canadese Arcade Fire) prende sfumatura più di contrappunto rispetto all'orginale un po' western time, dove un testo fatto di incomprensioni, ci ricorda che “non basta dimenticare per essere perdonati”, ma che un giorno probabilmente, torneremo a far volare il nostro spirito sopra le nostre sofferenze.

“The book of love” (Magnetic Fields, gruppo statunitense) col suo testo un po' “bizzarro” prende dei colori caldi, avvolgenti se narrato dalle voci di Peter Gabriel e delle sue (molteplici) figlie femmine canterine. E mi piace lasciarmi avvolgere da queste note insinuanti, suadenti, apparentemente magnetiche, molto più magnetizzanti di quelle dei... Magnetic Fields...

“I think it's going to rain today” (Randy Newman) è un brano cantato da moltissimi grandi interpreti, fra cui spicca sicuramente Nina Simone.
Peter Gabriel ne fa una versione ancora più sofferta, più umida di pioggia e lacrime, ma con quella speranza finale che sembra dire “non potrà piovere per sempre”, sottintesa e rubata al “Corvo”, perchè altrimenti ci trasformeremmo tutti in anfibi; e forse Peter non vuole questo. E nemmeno io.

“Apres moi” (Regina Spektor) rinasce sicuramente più carica di tensione, più piena di trionfalismi che non indicano forse l'arrivo del diluvio tanto agognato da Luigi XV, e le sue trombe ci portano in un'altra dimensione e ci fanno capire che il nostro pastore (con il suo bel pastorale proteso nella mano destra) sarà proprio il bel Pietro!

“Philadelphia” (Niel Young), originariamente scritta dal menestrello canadese del “Crosby, Stills, Nash & Young” che fu, molto più coinvolgente musicalmente di quella del BOSS (che a me non piace e mi ricordava quella dei Freur - Doot Doot) per un film che fece piangere molti. Peter Gabriel non raggiunge secondo me la tensione che riesce a trasmetterci Neil Young, e la sua versione prende un po' i toni trionfalistici di un qualcosa che non riesco a comprendere in pieno. Ma forse, come sempre, non c'è nulla da comprendere. Basta ascoltare e lasciar fluire le note dentro di noi.

“Street Spirit (Fade Out)” (Radiohead) chiude il disco con un messaggio ambivalente; in bilico tra desolazione e lontana speranza che solo l'amore potrà permetterci di sopravvivere a cosa, a chi, non sappiamo. L'amore come unica certezza in un mondo di pensieri negativi, preordinati, di cose che scompaiono e riappaiono magari fallate. E Peter Gabriel ci dedica la sua versione, forse più sofferente ma meno sofferta di quella cantata dalla band di Thom Yorke (dell'Oxfordshire, scusate se è poco), forse meno pessimista, forse no... ma chiudendo con “fade out” (dissolvere), Gabriel se ne va, lasciandoci con una canzone dei Radiohead che Vasco avrebbe potuto sicuramente rovinare (avendolo già fatto con “na na na....” che in teoria era Creep).

E allora grazie Pietro (e pure grazie Gabriele...) per un disco che sicuramente ha qualcosa da dire e lo dice con una certa classe. Quella di un autore particolare e amabile nelle sue scelte.

Buon ascolto.

Dr. Blues
 
22/03/2010
 
E tu, cosa ne pensi? Scrivi al Dr.Blues
 
Peter Gabriel - My Body Is A Cage (Scratch My Back) (2o1o)
Peter Gabriel - Street Spirit (Fade Out) (Scratch My Back) (2o1o)
Peter Gabriel - Heroes (Scratch My Back) (2o1o)
Editoriali: Archivio

indice generale
 



 Web Ring:  Arte.go | Vinilica | dgPIXEL multimedia | Punto Sportivo | FuturBrama | Media & Scuola | TechBlog
Catalogazione realizzata con Hyper_XM
Vinilica.it - Versione 1.9 / 2011  dgPIXEL  su tecnologia Comersus Open Technologies
Statistiche
(dal 10 maggio 2005)