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Transumanza,
di esseri e cose. Trasloco, spostamento, traslazione; cambio di gestione,
di vita e di pensiero, di tempi e metodi. Nuovo momento, novello start,
incomprensibile eccitazione a seguito di comprensibile paura. La lentezza
dei movimenti come per rinviare il tutto, la pesantezza delle cose
manipolate come fardelli ricolmi di metalli pesanti, i muscoli che
non rispondono più nello scendere e salire le scale ma, infine,
ecco giungere il momento tanto agognato: colleghi lo stereo, poni
un bel disco sul piatto anglofono dopo averlo scelto con pazienza
obbligata dall'acido lattico accumulato e te lo ascolti, in solitudine,
seduto davanti al caminetto, su un divano vagamente post-moderno per
essenzialità.
E lo starter spara il tanto agognato colpo di pistola. Fortunatamente
mi ha mancato...
Le sensazioni dentro di me sono tantissime, la positività cresce,
il bicchiere è ricomparso sul tavolo da dove, né mezzo
pieno né mezzo vuoto, era sparito con tutto il suo contenuto.
Mi sento bene. Sorrido. Stanco ma felice. Soddisfatto. Conscio dei
miei limiti e, per questo, tranquillo nel procedere con l'intenzione
di crescere, di continuare, di andare avanti, di trovare un altro
giardino millenario da “arredare”, un altro studiolo finemente
arredato da vivere, qualche altra laurea da prendere (sempre e solo
con il CEPU di Carugate...).
Un
televisore è ricomparso nella mia vita ma solo collegato ad
un lettore DVD, perchè anche la cinematografia ha un che di
affascinante che non dovremmo mai dimenticare (e non sto parlando
ovviamente di Moccia...). Un film con una buona colonna sonora poi
potrebbe essere quasi meglio di un disco solo. Quasi.
E poi l'impianto hi-fi che torna a farla da padrone, i dischi che
riprendono a girare con pacata rassegnazione e gentile soddisfazione,
regalandoci frequenze dimenticate.
E la primavera che avanza, anche se sotto una cappa di ceneri isalndesi,
appoggia questa mia mutazione, questa metamorfosi reale, questo nuovo
approccio alla quotidianità, al “giorno dopo giorno”,
e riprendo a respirare.
Mi accorgo che la nuvoletta di fantozziana memoria ha proseguito lungo
l'asse interurbano mentre io svoltavo per raggiungere la mia nuova
dimora ottocentesca, immerso nella tranquillità della campagna
urbanizzata, perso in un dedalo di viottoli attraenti, nascosto dietro
campanili educati che non ostentano. Ed il sole, pallido, timido,
sereno se pur cenerizzato, mi ha sorriso complice, come per darmi
una pacca sulla spalla, per dirmi benvenuto o bentornato, per suggellare
una rinascita, dall'inverno alla primavera. E la musica scorre.
Per
il “dis-consiglio” di oggi ho deciso di ascoltare un disco
di una band un po' rock un po' pop, un po' fusion, un po' “non
si sa”: “TOTO
– Toto IV – 1982 – Columbia Rec.”
Forse l'album più bello dei Toto dei fratelli Porcaro, quello
che contiene due chicche che, fosse anche solo per loro, valgono il
prezzo del disco: “Rosanna” e “Africa”.
Un disco di rinascita del gruppo, un lavoro che li riporta in auge
forse come mai sono stati in precedenza; Bobby Kimball alla voce ci
mette del suo certo, ma le melodie semplici ed accattivanti, le armonie
riuscite e le ritmiche precise di un drummer di tutto rispetto soprannominato
“Mr. Shuffle” per un modo tutto suo di suonare(Jeff Porcaro,
scomparso ormai da 18 anni!), son un tappeto veramente comprensibili
a tutti.
Oltre alle due già citate canzoni che spopolarono in ogni dove,
possiamo ascoltare "I won't Hold You Back", il classico
lento rock che fa emozionare l'ascoltatore,dove possiamo rilassarci
ascoltando il piano suonato da David Paich, accompagnato da archi
e batteria con tanto di solo di chitarra elettrica di Steve Lukather,
seguite da "Good For You" e "It's A Feeling",
buoni brani ma niente di eccezionale.
In "Afraid Of Love" invece tornano quei colori rock che
hanno contraddisinto il gruppo nei primi album, con la chitarra elettrica
che furoreggia e le tastiere che assecondano, risultando forse uno
dei pezzi più belli dell'intera storia dei Toto. In "Lovers
In The Night" e "We Made It" si mantengono le sonorità
del brano precedente. In "Waiting For Your Love" torna Kimball
a cantare una canzone più che orecchiabile. Il compito di chiudere
l'album è consegnato al grandissimo ed indimenticabile successo
"Africa". Una melodia in cui tastiere e batteria accompagnano
la voce bassa di David Paich, con dei grandi cori firmati Kimball,
Lukather e Paich nei ritornelli.
Come dire: se i TOTO si erano “persi” dopo 3 album ed
al quarto di sono ritrovati, mi sembra giusto far girare questo disco
ed assecondare i movimenti del mio mondo, accompagnnato da una novella
“Rosanna” e sperando che lei voglia assecondarmi in questo
viaggio in “Africa” magari...