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Duecentocinquantesimo
a cura di Dr.Blues
250th Birthday250esimo editoriale della gestione Dr.Blues. 250 articoli pieni di arrosto e di fumo, di trovate a volte ironiche o sarcastiche oppure sciocche, acide, disilluse che si scontrano con visioni ottimistiche e felici delle vita.
250esimo commento con annesso il “dis-consiglio” musicale, regalo o segnalazione di un disco o di un artista che in quel momento mi va di mettere in luce, senza dare peso al fatto che il disco in oggetto possa essere una novità (raramente cio è successo), piuttosto che un vecchio vinile dimenticato, o un successo consolidato.
250esimo editoriale mentre il fiume giallo scorre senza curarsene, mentre i ghiacciai del Polo si sciolgono, gli Oceani si scaldano, e la profezia dei Maia ci avverte che entro il 2012 “qualcosa” accadrà. Chissà poi cosa.
250 appuntamenti settimanali non sono pochi...

Abbiamo vissuto insieme il Sanremo di Bonolis con Mike Tyson come ospite clou, toccato temi scottanti come quello delle case chiuse e segnalato libri.
Ci siamo allarmati per comete in arrivo, spaventati per la scoperta di un ottavo nano; abbiamo parlato del dramma di Gianluca Pessotto o della nazionale di calcio, o di quando Beyoncè mi ha chiamato al telefono. Che rompiballe...

Ne sono passati di avvenimenti in questi 250 racconti, dall'ennesimo inutile Grande Fratello ed ancora al fenomeno (che fu) MySpace o del “nostro amato re” che chiedeva un risarcimento all'Italia .
Che mondo malato...

Tra crisi di governo, presunto cibo avariato, rimandi storici ai politici stranieri, clandestini, filosofia di vita, o di come fare per “recuperare” del tempo.
Certo che rileggendomi, ne ho “sparate” di cazzate....

Ho sperato in Obama, discusso di eutanasia mentre influenze aviarie e febbri gialle ci minacciavano ed in Svizzera si diceva “no” ad altri minareti.
Si, lo so. Questo editoriale n. 250 è un po' come certe puntate dei telefilm (o telenovelas) americani, quando 20 minuti di nuovo episodio vengono farciti di 16 minuti di flashback di 20 anni di registrazioni precedenti. Vero.
Ma è anche vero che 250 editoriali non sono pochi. Vuol dire essere qui a scrivere costantemente dal 2005 circa 50 editoriali all'anno. “Minchia signor tenente...”.

Oggi potrei raccontare della decisione che l'Italia berlusconiana ha preso per un sodalizio nucleare con il comunista Putin (un comunista vero!!) per la costruzione di nuovi impianti mentre la Germania vira gradualmente (ma completamente) verso le fonti rinnovabili. E non hanno nemmeno tutto il sole che abbiamo noi. E dove lo mettiamo il vento della Sardegna? Mah.
Oppure dell'Inter di Morinho e di Moratti, unica squadra italiana senza un italiano in campo, che torna alla finale della Coppa dei Campioni dopo 45 anni... che soddisfazione per gli interisti che parlano anche spagnolo e portoghese...
Ma il pensiero corre fino a Raimondo Vianello, ennessima pietra miliare che è rotolata via, e penso al suo umorismo signorile, alla sua raffinata simpatia, alle sue trovate istrioniche fatte con garbo, ai suoi commenti sportivi o alla sit-com “Casa Vianello”. E domani? Chissà...

Tomorrow is the Question! The New Music of Ornette ColemanE domani? Domani, è la domanda.
“Tomorrow is the Question! The New Music of Ornette Coleman – Ornette Coleman – 1959 – Contemporary rec.”.
Ho riscoperto grazie ad un amico, i primi due lavori di Ornette Coleman, padre putativo del free jazz, una costola a me un po' indigesta di quel movimento musicale che apre poi verso la fusion degli anni '70.
Ornette, saxofonista un po' strano ma capace di melodie a tratti illuminate, trombettista non certo degno di nota ed infine violinista per caso, nel 1958-59 è avanti due passi rispetto a tutti gli altri.
John Coltrane non ha ancora fatto nulla anche se non Kind of Blue con Miles Davis (1959 appunto), ma si tratta di musica modale, mentre Coleman va oltre, toglie il pianoforte, realizza dei motivi unisono con Don Cherry alla tromba che paiono provenire da un altro mondo, e gli stacchi che ci regala Shelly Manne alla batteria, sono certamente efficacissimi.
Apre il disco il brano omonimo. Il sax di Ornette indugia un po' come se fosse bebop, per poi scivolare in lamenti forzati ma che adesso non mi disturbano affatto anzi, mi avvolgono insieme al contrabbasso (ora Percy Heath ora Red Mitchell).
Mi piace ascoltare il solo battito del “double bass” su cui si appoggiano Ornette e Cherry.

Le melodie sono anomale, le armonie fluttuano e portano così Coleman a definire la sua musica “armolodia” nata dentro di lui abbastanza inconsapevolmente, diceva.
Non ci sono (qui) ancora quegli inseguimenti tra strumentisti improvvisatori dove “nessuno improvvisa e tutti improvvisano”, creando a tratti confusione e dissonanze non sempre piacevoli, che raggiungono il loro apice in quei momenti in cui il leader si cimenta con il violino, e posso assicurarvi che la noia nel 1991 prese drammaticamente il sopravvento. Mi addormentai.
Qui no. Le idee sono tante, ben argomentate, suonate da buoni (Ornette) ed ottimi (Cherry) musicisti, con ritmiche comprensibili, scambi interessanti, riprese efficaci.
Direi che il disco (51 anni dopo!!) è ancora “materiale da saccheggio” per musicisti (vedasi anche Rosario Giuliani di recente), attuale, brillante, certamente fonte di ispirazione.
Un disco da avere.
Grazie quindi al mio amico Valter, il ragioniere del Jazz.

Buon ascolto.

Dr. Blues
 
05/05/2010
 
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