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L'estate
sembra giunta ormai a fare cap(it)olino.
Sembra che nell'Urbe, la città aeterna (Roma...), la gente
si aggiri circospetta con condizionatore montato dentro una tuta simil
astronauta della Nasa. Beh, gli amici di Studio Aperto parlano ormai
di caldo torrido, di afa equatoriale, di essicazione rapida della
pelle, di pericolo di disidratazione se si resta all'aria aperta per
più di venti secondi. Ma tant'è: loro “forse”
esagerano sempre un pochino...
“Loro” amano il
catastrofismo, l'esagerazione, elevare all'ennesima potenza qualsiasi
surrogato di notizia, dal trash più fantasioso, al pettegolezzo
meno credibile di sempre.
Le voci sono tese, gli sguardi sono contratti, le mani tremano il
busto è proteso nel nulla nell'enunciare la rottura del fidanzamento
tra Tizio e Caio per colpa di Sempronio (un PACS...), nell'aumentare
a dismisura la temperatura percepita grazie al tasso di umidità
relativa che, secondo loro, farebbe lievitare i gradi centigradi di
quasi una decina. Ed ancora, i millimetri di pioggia diventano metri
cubi, frane di sassi assumono la misura di smottamenti di chilometri
quadrati di territorio e le esondazioni mettono a rischio l'intera
penisola.
Mi si obietterà che ognuno sceglie la linea giornalistica che
preferisce e se questa non piace, il telecomando sembra essere la
nostra Durlindana
contro i saraceni dell'informazione o l'Excalibur
dell'estrema magica difesa dal male. Sarà.
Ma a volte mi viene da sorridere nel vedere giornalistucoli impostati
tutti allo stesso modo; con la stessa tronfia falsa autorevolezza
che credono di aver conquistata di diritto, con lo stesso registro,
le stesse identiche pause usate per marcare i punti salienti della
notizia (o presunta tale).
A volte però mi fermo a riflettere, ascolto con attenzione
le parole (quando mi capita di avere un televisore davanti agli occhi,
perchè il Dr. Blues ha deciso di non possedere più tale
elettrodomestico, nemmeno per vedere la finale di Champions League;
esatto!) e penso che la voglia di creare allarmismo, di diffondere
il panico, scatenare le paure più recondite nell'homo italicus,
sia per loro un gioco, un modo di vivere il giornalismo giocattolo
a fronte, evidentemente, di un riscontro popolare che risulta palese
guardando le classifiche di vendita dei libri in Italia.
Molti di voi si domanderanno “che c'azzecano” i libri
con Studio Aperto, ma ecco, facilmente reperibile in tutti i supermercati,
in tutte le edicole (in 4 uscite), pubblicato in tutte le “salse”
(e sughi?) e reso fruibile in ogni dove con il risultato (paTZesco!)
di essere attualmente il più venduto oggi nel nostro Paese,
il libro che fa riferimento alla rubrica “Cotto e mangiato”
tenuta all'interno del telegiornale di noi giuovani dalla suadente
Benedetta Parodi (una delle tante Parodi che imperversano in Mediaset),
Si.
Un libro di ricette...
Ma non è questo il punto! Il fulcro del problema è legato
all'audience del telegiornale, al numero di telespettatori che ogni
santo giorno si appassiona a tale rubrica o alla ragazza di cui sopra
e poi, con la più estrema tranquillità, ne sancisce
pure il successo editoriale su carta...
Come rimpiango i bei tempi dei giornali porno come massima espressione
di cultura ed approfondimento; nascosti all'interno dei quotidiani
maggiormente diffusi, acquistati dai più rispettabili professionisti
(perchè se lo comprava l'operaio era una merda....), erano
un momento di relax (anche no...) e di svago particolare.
Oggi l'editoria ci regala “Cotto e Mangiato” e pure io
ne parlo... mamma mia...
Passiamo
al “dis-consiglio” di oggi, sicuramente un disco inaspettato,
sconosciuto ai più. “Amp
Fiddler – Afro Strut – 2006 – Genuine-Pias rec.”.
Tastierista, cantante, autore, arrangiatore di Chicago (illinois,
quella dei Blues Brothers), collaboratore già di George Clinton
e dei sui Parliament, di Prince, di Jamiroquai, dei Brand New Havies,
di Corinne Bailay Rae un uomo dentro
il meccanismo ben oliato della musica che permette al corpo di muoversi
anche con un certo senso ritmico...
Amp Fiddler potrebbe essere paragonato al cappello ammiccante che
indossa molto spesso (lo si può vedere in moltissimi video
in rete) e che sembra cadere da un momento all'altro dal suo capoccione
anni '70. E lui si muove con gran capacità tra funk, nu jazz
e soul dove c'è groove. E per tutto il disco questo groove
si sente ed è piacevole, apparentemente fresco; non cade mai
nel banale e “pompando” un po' il volume delle casse,
insieme al pavimento, balleremo anche noi.
La ricerca dei suoni (tastiere molto moog),
degli intrecci vocali molto soul, delle ritmiche dance ma raffinate,
ne fa un lavoro pregevole, piacevole all'ascolto, da ascoltare.
“Faith” apre il disco con un riff marcato dalla chitarra
ritmica, mentre la voce calda ma non troppo grave di Amp ci porta
dalla sua parte. “Right were you are” è forse
la traccia più commerciale (è un pezzo da club), mentre
“If I don't”, cantata in coppia con Corinne Rae, è
un gioco swing su un tempo marcato da una cassa potente, mentre un
clarinetto lontano ci porta indietro, nella Chicago degli anni '30.
“Empower/Afro strut” è un pezzo giocato sugli
intrecci vocali, sui suoni di tastiera molto Jamiroquai o Remi Shand,
mentre il basso disegna un fraseggio waa-waa molto accattivante e
trascinante.
Si arriva anche a “Heaven/Afro butt” ed alla sua dolcezza,
scandita dalla voce calda di Amp e delle sue coriste nere sempre molto
capaci.
La mia preferita però è “Funky Monday”,
un groove trascinante, con i ritmi scanditi dalla chitarra waa-waa
leggeremente distorta, un basso che pompa senza essere sfacciato,
una batteria forse troppo statica, ma che ha un riff vocale di facile
memorizzazione, dove le voci di Fiddler e dei cori regalano belle
emozioni; ed anche i suoni in sottofondo mi piacciono (non ci sono
assoli ma solo ricerca di effetti).
Chiude “Ridin'” un brano molto Jamiroquai, ma stabilire
se JK e la sua band abbiano dato ad Amp o viceversa mi risulta molto
difficile, vista la stretta colaborazione dei due.
La voce qui è un po' più sporca, più nera (lui
E' nero...), più R&B, e forse mi piace anche per questo.
Un bel disco che non ostenta, non si vende per quello che non è,
non vuole terrorizzarci con false promesse; no. Un disco che sembra
dire “ascoltatemi e ballate con me, perchè questo è
quello che conta”.
E allora dopo “Cotto e Mangiato” ecco “Ascoltato
e Ballato”, la nuova rivista di Bluso Parodi Blusi... ahahahahaahh!!!