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Ci
vuole una rivoluzione. Berlusconi dice che non riesce a governare
come vorrebbe (ma come vorrebbe??) per tutta la burocrazia (o opposizione??)
che ne impedisce la fluidità d'azione; ed in cuor suo lui,
imprenditore prestato alla politica (ormai da 17 o 18 anni...), uomo
nato dal nulla capace di arrivare fino al frantoio di spremitura delle
olive del Signore (e auto-ungersi...) per poi tornare a noi con il
verbo, vorrebbe rivoluzionare tutto. Ma il verbo che molte volte si
sente rivolgere dal popolo sovrano (o urlare contro), non pare quello
che ci avrebbe consegnato lui...
La campagna politica dell'amore che ha seguito l'attentato della statuetta
(…) sembra finita da un pezzo, sempre per colpa dei comunisti
rei di (r)esistere. Gli sfoghi del nostro premier si susseguono a
ruota libera, ad ogni assemblea condominiale a cui partecipa, dagli
scranni vellutati di Camera, Senato, bordello o cos'altro. Egli inveisce
contro il Sistema. Probabilmente voleva giocare più triple(te)
del consentito...
E così il nostro Presidente più “inter”(ac)ettato
d'Italia, può forse tornare al suo vero amore: egli infatti,
oltre alla caccia alla prunella
modularis, ama il calcio, quindi ora si vorrà distogliere
l'attenzione attirata scioccamente da tanti decreti litigati nelle
aule parlamentari per farci concentrare sui mondiali Messicani...
NippoCoreani... di Cermania? Come? In SudAfrica??? Ah...
Quel cattocomunista di Nelson Mandela è riuscito ad organizzare
i Mondiali pallonari alla faccia di tutte le potenze nordoccidentali
che ambivano ad una sovraesposizione mediatica di questo tipo? Bravo.
E si sa che questi appuntamenti possono dare lustro alla compagine
di governo e soprattutto, annebbiare i mille problemi che normalmente
affligono le esistenze di milioni di persone.
Già ma c'è ancora la carta Olimpiadi a Roma; beati voi
amici romani...
E mentre elaboravo una teoria tutta mia che avrebbe potuto intitolarsi
“Presidenzialismo potente e/o dittatura blanda: quali differenze
(s)oggettive”, che ovviamente sarebbe stata poi utilizzata come
laboratorio di discussione all'interno del progetto “CEPU2”
di Buguggiate, ho dovuto “misurare l'asfalto” che costeggia
la stazione delle autolinee della mia ridente cittadina.
Viaggiavo con pacata lentezza e controllo del mio bipede circolare
quando un indeciso modello da passerella asessuato ha deciso di compiere
un'azione quantomeno imprevedibile a chiunque, me compreso: svoltare
a sinistra, in un accesso consentito solo alle autolinee, senza freccia
e, ciliegina sotto spirito, all'improvviso.
Con tutta la reattività che il mio fisico sovrannaturale mi
ha messo a disposizione ho frenato da par mio, ma l'inevitabile crash
alla fine c'è stato.
Se sono qui a scriverlo è perchè andavo veramente adagio
per le vie cittadine ma azioni di questo tipo, all'ordine del giorno
purtroppo in ogni dove, possono essere fors'anche più dannose
del nostro premier...
Tant'è. Signori automobilisti USATE le frecce, guardate negli
specchietti esterni e, prima di svoltare soprattutto a sinistra e
soprattutto se state procedendo ad un'andatura un po' bassa, fate
attenzione!!
Da parte nostra (moticlanti) bisogna trovare l'equilibrio tra voglia
di sorpasso a prescindere ed il procedere con moderazione; ovvio che
trovarsi uno che svolta in una strada VIETATA manco il mago Oronzo
se lo sarebbe aspettato!!
Cose che succedono, mi dicono. E' il mondo di oggi pieno di velocità,
rabbia, cattiveria ed assoluto menefreghismo. Il mondo contemporaneo
sembra fatto solo di questo.
E allora meglio sedersi ad ascoltare della buona musica, magari proprio
il “dis-consiglio” di oggi.
“Branford
Marsalis 4tet – Contemporary Jazz – 2000 – Sony”.
Il disco, premiato anche con il Grammy nel 2001 (“Best Jazz
Instrumental Performance, Individual Or Group”) vede l'arrivo
del nuovo pianista italo-americano Joey Calderazzo in sostituzione
del compianto Kenny Kirkland
di cui avevamo già recensito l'unico disco a suo nome, morto
l'anno prima, Eric Revis al contrabbasso ed il potentissimo Jeff “Tain”
Watts alla batteria.
“In the Crease” apre il
disco. E' un classico brano jazz contemporaneo, forse ricollocabile
all'interno dell'hardbop, con un tema abbastanza comprensibile su
tempi percussivi invece alquanto ostici per moltissime sezioni ritmiche.
La voce di Branford
al tenore è sempre uno spettacolo. Il suo suono scuro, pregno
di colori del passato è sempre attualissimo, anche in un disco
di 10 anni fa. Forse il jazz non sta dicendo nulla di nuovo nell'ultimo
decennio o forse lui era più avanti e più bravo di altri
a percorrere altre vie; ne consigue un album pieno di idee molto valide
ed ancora fresche oggi. “Requiem”, la traccia numero
due, sembra proprio una dedica speciale al vecchio amico Kirkland,
ed oltre alla dolcezza del sax di Marsalis, vede un solo di piano
di Calderazzo sicuramente pieno di poesia, tristezza e di carezze
virtuali rivolte ad un ottimo musicista scomparso.
Il lavoro è sicuramente nella maggior parte dei brani altamente
ritmato, dove un vigoroso drummer detta tempi e stacchi forse ideologicamente
simile ad un Max Roach del passato più recente. E non ci sono
tracce non belle. “Elysium” è forse la mia
preferita perchè contiene anche una buona dose di free elaborato
in trio, tra sax tenore, contrabbasso e batteria, una formazione che
in questo momento mi sta prendendo abbastanza.
Branford Marsalis è ormai annoverato tra i grandi del jazz
per la grandissima capacità interpretativa degli standards,
per la fluente improvvisazione sempre “leggibile” e per
la bravura nel comporre temi che sanno catturare l'attenzione (soprattutto
in brani come “Requiem”).
Contemporaneamente a tutto ciò, ossia un mondiale di calcio
in arrivo, un paio di voti di fiducia in parlamento e qualche escoriazione
da riassorbire, penso che mi ascolterò ancora un po' questo
disco....