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Ma
si. Ha ragione il nostro amato Presidente del Consiglio. Semplifichiamo
tutto.
Forse un Ministero della Semplificazione potrebbe apparire agli occhi
dei non addetti ai lavori come il meno adatto a tale scopo, apparentemente
goffo nel suo pachidermico incedere, mentre cerca di scuotersi via
parassiti indesiderati e fastidiosi; buffo.
Ma il cammino è lungo.
Pensate alla massima semplificazione possibile: dalla democrazia parlamentare
centralista si passerà ad un apparente federalismo che, dolcemente,
senza scossoni esautorerà il parlamento stesso.
In seguito la razionalizzazione raggiungerà il suo apice per
passare oltre un'estrinseca oligarchia diventando quindi la massima
espressione di semplicità: la monarchia (quella per successione).
La vera semplificazione sarà raggiunta quando il nostro Oltreuomo
andrà al di là delle sciocche convenzioni e gli stolti
pregiudizi che inutilmente preoccupano la massa di beoti che vive
la quotidianità. Egli assurgerà così a detentore
di tutti quei valori che è convinto siano quelli giusti, perfetti,
corretti e sarà ancora lui a dare significato ai nostri giorni
altresì mediocri e latenti. E così complicati...
L'Oltreuomo convinto procederà nel suo cammino tortuoso con
la fantastica idea di accentrare federalizzando, una missione apparentemente
impossibile ma non per il nostro leader maximo.
Così altri ministeri ed enti faranno capolino nel frattanto
per poter parcheggiare insulsi professionisti del nulla e ci saranno
mostrati come un'esigenza necessaria per lo Stato che vuole snellirsi
mangiando ciccioli di maiale fritti nel lardo con aggiunta di strutto...
Ma la monarchia è dietro l'angolo. Emanuele Filiberto gongola
ignavo da par suo, convinto non si sa da chi, che lui ramPollo prediletto
discendente diretto della famiglia Savoia, sarà il prescelto,
il Neo di Matrix della situazione. Egli però non sa di essere
solamente un'alterazione ben localizzata, un falso storico: un demente
patentato (forse la patente è pure svizzera!).
Il nostro nuovo re sarà lui: Re Silvio I unico e solo, arboreo
nel suo essere silvestre. Si autodoterà di uno scettro che
andrà a compensare evidenti inferiorità che non potranno
essere peraltro poste in evidenza pena la morte. La morte....
Per semplificare verrà abolita la magistratura e sarà
reistituito il regio giudizio. Il giudicante (sempre il monarca) deciderà
da par suo, con somma salomonica equità, la giusta punizione
per il reo che, ovviamente, non potrà più nulla dopo
tale illuminata esternazione.
Aggravante sarà l'appartenenza a gruppuscoli aggreganti personaggi
alternativi al sistema, intenti nel tentativo – ignobile - di
cercare una destabilizzazione dell'illuminato reggente. La morte per
dissanguamento sarà giustificata alla massa con il seguente
enunciato: “Rosso sei (sporco comunista), rosso per terra lascerai”.
Una sfilza interminabile di aforismi silvestri sarà redatta
dal monarca ed utilizzata in modo del tutto singolare (il re è
il re) nel giudicare i malcapitati.
Quale semplicità, quale snellezza, quale velocità di
giudizio; sarebbe effettivamente tutto più semplice. Il re
decide, il re fa fare; il re annuisce e tutto è a posto. Il
re storpia la bocca e tutto si ferma in attesa di un suo munifico
cenno. Il Paese riprenderebbe il suo cammino verso il terzo millennio
gestito dalla dinastia dei Brianza (se i Savoia venivano dalla Savoia,
i Brianza dalla Brianza!).
E per successione diretta saremo sempre gestiti in modo tutoriale
dai figli dei figli dei figli di Silvio I, illuminato faraone di un
Paese che necessitava di una guida sicura, rapida, efficace. L'erezione
(…) di una piramide in quel di Macherio sancirà la consacrazione
definitiva della famiglia silvestre.
Sire.... Si-Re, acronimo di Silvio Re....
Mamma mia....
Io che sono un uomo impressionabile, ed in questo caso auto-impressionabile,
tremo come una foglia all'idea non tanto remota che tutto ciò,
con matematico e logico e freddo calcolo, accada. Mi sento indifeso
di fronte all'istituirsi di una monarchia silvestre, alla presa del
potere di un singolo. Vulnerabile nel mio essere scrittore del niente
ma osservatore del tutto. Debole di fronte al mostro dalle tre teste
solo apparentemente scoordinate, esile sotto il peso dall'arcigna
massa volumetrica data dal frantoio con cui il re si è unto.
Fragile. Fragile.
Con
un volo dei miei, il “dis-consiglio” di oggi è
dedicato ad una formazione inglese considerata una delle massime esponenti
del progressive rock degli anni '70. “Yes
– Fragile – 1971 – Atlantic rec.”
Forse il capolavoro degli Yes, vede l'arrivo del genio delle tastiere
Rick Wakeman ad affiancare una formazione che poi sarà considerata
da molti la “classica” formazione degli Yes.
Il brano che apre il lavoro si intitola “Roundabout”,
girotondo. E' forse il pezzo più bello del disco ed è
composto da diversi momenti musicali, fasi cantate ed assoli (tastiere
e chitarre) trascinanti. Il basso di Chris Squire domina importante
mentre le ritmiche a tratti complesse di Bill Bruford alla batteria
ci esaltano, come del resto la voce di Jon Anderson ed i cori che
si susseguono imperiosi.
E sembra già detto tutto qui, perchè quasi ogni brano
del disco ha queste caratteristiche di forza, tecnica, bellezza, megnetismo.
Proseguendo troviamo anche delle perle riconducibili ai solisti; Wakeman
ci regala un estratto di una sinfonia di Brahms, Bruford scrive una
ritmica eccentrica per “Five per cent for nothing” (dedicata
agli agenti della band), mentre “Mood for a day” vede
Steve Howe giocare con la sua chitarra come per dimostrare che questi
“rockettari” ci sapevano fare... e cavolo si, che sapevano
suonare! “We have Heaven” è un gioco di sovraincisioni
della voce di Anderson che si interrompe con il rumore di una porta
che si apre ed un uomo che corre mentre “South Side of the Sky”
è aperta e chiusa dai suoni di un temporale che viene e va.
Gli “special effects” una volta erano questi...
Quest'ultima è veramente bella, dura ma strutturata in modo
efficace, piena di cambi ritmici, armonici con la voce di Anderson
che si incunea nelle nostre orecchie avide di suoni pregevoli, mentre
“Long distance runaround” è il classico esempio
di progressive; il giusto mix tra rock e classica, tra giochi sinfonici
e ritmiche fresche (nel 1971) giocate su accenti a volte inattesi.
Gli assoli degli strumenti sono in prevalenza intrecci tra basso e
chitarra sicuramente scritti, ben definiti. A questa song si allaccia
“The Fish” modernissimo groove quasi funk che diverte
per le sovraincisioni di chitarra che Howe realizza. E mi piace.
Chiude il lavoro su vinile “Heart of Sunrise”, brano che
poggia le fondamenta su un pedale di basso che lascia ampi spazi a
tastiere, chitarra e batteria a cui segue una variazione ritmico-armonica
importante, dove inizialmente la chitarra diventa padrona del campo
di gioco, e dove gli stacchi si susseguono quasi con simpatia. Il
cantato è eseguito in una fase di calma del brano che prelude
un'ulteriore “incazzatura” della band.
Nella versione rimasterizzata del 2003 e pubblicata su CD, troviamo
inoltre due bonus tracks: “America” e “Roundabout
- early rough mix”.
Il primo è un ottimo brano scritto da Paul Simon (quello che
giocava con Garfunkel nel parco) riarrangiata in chiave rock progressive
che si fa notare per un remissaggio estremamente moderno, pregno di
frequenza basse di cui purtroppo una volta non si sentiva la necessità.
La bonus della prima traccia del disco è invece esattamente
il contrario, e ci propone il “primo missaggio”, forse
più essenziale ma intensissimo.
Fragile? Forse l'equilibrio del Paese, non certo questo disco fantastico!