Partecipa anche tu alla Associazione
Collezionisti di Vinilica.it
Con una quota minima, potrai mettere in vendita i tuoi dischi
al prezzo e con le modalità da te preferite.
Potrai utilizzare il nostro sito come una vetrina per vendere
(o scambiare) i tuoi oggetti da collezione (dischi in vinile,
cd-audio, musicassette, vhs, libri, ...) Vendi
i tuoi dischi
Il programma per catalogare Dischi in Vinile (45 giri, Extended
Play, 78 giri, Long Playing, Dischi Mix,...), Audio-Cassette,
Bobine, Stereo 8, Audio-Cd, DVD, Cd-Rom, Video Cassette, Laser
Disc, Libri e Riviste, Mp3, Video, Immagini, Oggetti, Opere
d'Arte, Video On Line (YouTube) Hyper
XM
E
si, ogni tanto anche il Dr.Blues aka Bluso Blusi, si perde in strani
giri e fatica a portare in redazione uno scritto forse decente, da
pubblicare.
Complici impegni pregressi, concerti da ascoltare e dischi da catalogare,
nonché “dis-consigli” da approfondire, non mi sono
reso conto che il tempo, maledetto ed inesorabile come sempre, passava
costante nonostante abbia dimenticato l'orologio sul comodino per
giorni interi...
Per cancellare in fretta la peggior figura mondiale che la nostra
compagine calciofila guidata da quel “sant'uomo” di Claudio
Lippi (un comico...) ha fatto dal 1974 ad oggi, passando oltre la
moltitudine di occhi sportivamente attenti ed inutilmente attendenti,
accompagnato da migliaia di trombette assordanti utilizzate nei più
svariati modi non tutti previsti dai regolamenti “vuvuzuelani”
da me letti, mi sono lasciato il nostro futuro re alle spalle, ho
varcato il confine di Stato, e sono stato in terra elvetica ad ascoltare
un po' di musica.
C'è da sottolineare che mai come quest'anno la presenza di
un megaschermo a poche decine di metri dalla Piazza alla Valle di
Mendrisio, sede di una parte dei soliti concerti gratuiti proposti
per l'Estival Jazz di Lugano, ha distolto potenziale pubblico ma ha
reso, forse, più vivibile l'area della piazza stessa, permettendo
agli astanti di ascoltare i musicanti presenti.
Bisogna ammettere che, Pee Wee Ellis a parte, mitico sax tenore del
James Brown che fu, autore di quel “The Chicken” che ogni
amante della fusion non può non conoscere, la serata del sabato
non è stata memorabile come altre volte nel recente passato.
La musica di stampo africano prende sempre più piede in un
contesto anni fa quasi ad uso esclusivo del jazz e, anche se a tratti
piacevole, devo ammettere che trombe e sax dell'hard-bop che io amo
in modo particolare, mi mancano sempre un po' di più.
I Novecento di “Movin' on”, brano popdance degli anni
'90 sono tornati dall'oltretomba dopo anni di produzioni e di apparenti
buoni progetti, accompagnati sul palco da personaggi del calibro di
Brian Auger alle tastiere autore del brano “forte” del
mitico Kubrick's movie “2001 – A Space Odyssey”
ed organista di grande talento, Danny Gottlieb mitico batterista del
Pat Metheny Group dalla seconda metà degli anni '70 fino all'arrivo
dell'altro incredibile drummer Antonio Sanchez, a cui si aggiunge
John Etheridge, già chitarrista con i Soft Machine. Manca il
saxofonista americano Bob Mintzer (presente nel cartellone del festival
ma assente senza apparente spiegazione) ma la formazione suona egualmente.
La sensazione è quella del pressapochismo che aleggia sulla
performance (purtroppo percepita non solo dal sottoscritto), a dispetto
di un'improvvisazione pur buona ma troppo slegata nei suoi contenuti.
Di tutt'altra carica la band che ospitava Pee Wee Ellis e tributava
la musica di James Brown e di Maceo Parker, quel funk che tanto ho
imparato ad amare negli ultimi anni.
I colori del Sudafrica osteggiati dalle 3 attempate (ma bravissime)
cantanti Zulu, le percussioni dal Senegal, il “cicciolo di zucca
con corde di metallo” suonato da un Mandingo statuario (beh,
era un Mandingo mica un Pigmeo!), bianchi e neri che si miscelavano
tra stacchi complessi ma non complicatissimi, hanno dato una bella
nota di colore alla serata. L'immancabile cantante da urletto (stile
Brown, Parker o Prince) ed un rapper che sembrava un wrestler dalla
cintola in su hanno farcito il tutto incitando il pubblico imbolsito
dalla latitudine, a smuoversi, shakerare il proprio portapiume, muoversi...
insomma, niente.
USA – Ghana riscuoteva più consensi di quelli che i 12
imbonitori del funk cercavano un po' vanamente di ottenere...
Certo che i tempi in cui Dizzy o Miles calcavano il suolo elvetico
per regalare note di storia del Jazz (con la G maiuscola...) non torneranno
mai più se non nei miei sogni. Un mondo che può rivivere
grazie alla nostra fantasia ed alla loro musica immortale perchè
registrata e tramandata ai posteri... un regno dei sogni...
Il
“dis-consiglio” di oggi è dedicato a “Courtney
Pine - “Within the Realms of your Dreams – 1991 –
Polygram”.
Pine, “Commander” dell'Impero Britannico è soprattutto
un grandissimo saxofonista apparso pure in Svizzera nel lontano 1998,
anno in cui mi appropinquai solo per la serata con il Michael Brecker
Group (con Joey Calderazzo) e la band di Franco Ambrosetti e George
Gruntz, perdendomi però personaggi del calibro di Phil Woods,
Roy Haynes (con John Patitucci), Abdullah Ibrahim (già Dollar
Brand), Regina Carter o ancora DeeDee Bridgewater... non si possono
sempre vedere ed ascoltare tutti tutti...
Il disco, inciso con un trio di accompagnamento tutto americano (e
prodotto da Delfeayo Marsalis...) che vedeva l'eclettico pianista
di estrazione blues Kenny Kirkland (già “spalla”
armonica di Branford Marsalis), il preciso contrabbassista Charnett
Moffett ed il vulcanico drummer Jeff “Tain” Watts dare
appoggio ad un band leader già comunque grande di suo.
In effetti nel 1991 Courtney lo si trova anche come special guest
nell'album di Marsalis “The Beautyful Ones Are Not Yet Born”,
come a suggellare una specie di “fratellanza” musicale.
I due sono estremamente simili in quanto a buone idee riversate nell'etere
e non finiscono mai di stupirmi anche dopo decine e decine di ascolti.
“Zaire” apre il disco con un movimento melodico ripetuto
dai vari musicisti. Il soprano regge alla grande lo scambio di cortesie
che i musicanti si fanno. L'assolo è (come sempre quando si
parla di Pine) un fiume di note; ma quando dico fiume non intendo
la Dora Riparia ma quantomeno un Thames (il Tamesis latino...il Tamigi!).
Kirkland si lascia trasportare (o trasporta esso stesso) viaggiando
su altissimi livelli qualitativi!
L'alternarsi di brani molto agitati ad alcuni di fantastica tranquillità
(“The Sepia Love Song”) dona all'album un incedere piacevole,
pregno di grandi improvvisazioni dei quattro.
Dopo una “Donna Lee” di parkeriana velocità ecco
arrivare un bellissimo hard bop blues (“Up Behind the Beat”)
dove il pianismo polifonico di Kirkland (soprattutto nella fase di
improvvisazione personale) svetta per il mio sommo piacere.
Procedendo nell'ascolto troviamo anche l'insolito duetto sax tenore-batteria
(“A Raggamuffin & his Lance”) dove l'imperiosità
del drumming di Watts fa da preciso contrappunto ad un altrettanto
imperiale (comandante, appunto...) saxofonista.
Il disco si chiude con “A Slave's Tale”, dove ancora un
soprano suadente ci accompagna, preciso, duro ma amichevole, oltre
quel portone che ci condurrà forse al “Regno dei Sogni”,
magari i sogni di un emigrante jamaicano che diventa un saxofonista
così bravo da meritarsi, oltre a tanti premi ed onoreficienze,
anche quella della Regina Elisabetta II...