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“La
gloria va e viene”, sbofonchiava il nostro sovrano mentre
l'amico di un paio di lustri “veniva sparato” brutalmente
in mezzo alle sabbie del deserto libico. Che tristezza di affermazione...
E dopo pochi giorni, ecco il nostro re sussurrare “mi dimetto;
da re...”, anche se nessuno ha ben capito se la cosa comprendeva
o no le dimissioni dalle altre sue dodici cariche imperiali. E il
re è morto, quasi per davvero, quasi definitivamente, quasi
soffocato dal suo stesso alito cadaverico. Povero il Dr. Gellinstiiin
e povera anche la sua cricca di miscredenti accreditati di grandissima
competenza. Il loro galletto dalle uova dorate s'è silenziosamente
dileguato non prima di aver chiesto di poter esternare un messaggio
a reti unificate. Permesso negato.
Le uniche reti che qualcuno si è immaginato per lui sono quelle
da pesca, quelle da strascico; e lui, il sommo controllore, sarebbe
rudemente annodato alle stesse mentre distruggono i fondali, mentre
raschiano il fondo del barile marino, mentre le sue stesse bolle d'aria
fanno tristemente capolino in superficie. Non per molto...
La Monarchia sembrerebbe finita, terminata, andata; ma non è
così, purtroppo.
Certo che ne ha fatti di danni devastanti quest'ominide; incalcolabili
disastri di un sovrano che ha speso avidamente tempo e danaro per
godere di un minuto in più d'amore a pagamento, per avere effetti
speciali stupefacenti, per avere i migliori comici del mondo al proprio
servizio come consulenti d'immagine. Un re che ci ha condotti sulla
via della perdizione, sull'orlo del baratro a vedere da vicino - e
senza la minima protezione - le onde di un fortunale che si infrangono
contro le fredde rocce laviche dell'isola di pasquetta. Un danno d'immagine
e di sostanza forse ora invalutabile, ma che ci porteremo nella gerla
per chissà quanti anni.
Un presente ed un futuro tutto in mano alla finanza creativa gestita
da un drappello di faccendieri qualificatisi tutti in una qualche
università a stelle e a strisce; amici di amici che –
piano piano – salgono verso i vertici del potere minandolo dal
di dentro, prestando soldi ad interessi elevatissimi senza chiedere
nulla in cambio ed eccoli, abili manipolatori di inutili satrapi nazionali
ed internazionali, uscire ora allo scoperto, afferrare lo scettro
per il collo, farsi spolverare il trono reale, chiamare a corte i
propri simpatici e colorati giullari, pronti per la creazione di una
nuova casata di figli e figliastri goderecci e spendaccioni.
Che futuro mi aspetto? Essere sommerso da e.mail che tifano per il
nostro re inneggiando alla rivoluzione “reale”, o ancora,
annaspare sotto quintali di Kb di messaggi in completo disaccordo
al ritorno di presunti tecnici apartitici imposti da una figura di
rappresentanza del nostro Paese di m....a (secondo il re), non è
bello. Vedere un presidente segretario di Stato dal passato altrettanto
monarchico, nominare senza indugio l'ennesimo senatore a vita pur
di invogliarlo a condurre le danze, non mi piace.
Che alternative c'erano e ci sono?
Forse una solamente: la rivoluzione
dei popoli.
La consapevolezza dell'imminente fine infatti, permette al coccodrillo
ferito di muovere il suo micidiale “colpo di coda”: l'ultimo
tentativo di sopravvivenza e poi, chissà.
Ma non noi. Noi no; noi, da bravi gnu chiediamo al bufalo di contattare
quei simpaticoni dei leoni accompagnati dalle comicissime iene, di
farci indicarci la via più breve per il “grande fiume”.
Per la transumanza forzata a cui siamo costretti sarebbe bello trovare
il giusto guado, un passaggio non troppo perilioso tra le acque dolci
e amare del fiume. Magari dei sassi sufficientemente grandi ed asciutti
su cui poggiare i nostri piedi stanchi e poco abituati a guadare le
acque di un rio dal nome sconosciuto.
Alla ricerca primaria di pietre in mezzo alle acque...
Passiamo
al “dis-consiglio” di oggi, che è sempre meglio.
“Stefano
Bollani – Stone in the Water – 2009 – ECM”.
“La poliedria è forse nei cromosomi di Stefano Bollani.
Una conferma di tale assioma è questa opera prima per la prestigiosa
ECM. Bollani ci dona tutta la raffinatezza armonica del suo patrimonio
genetico. Libera la sua dolcezza in modo costante, si mette alla ricerca
del timbro giusto, quasi esasperatamente, come in “Orvieto”
del fido contrabbassista danese Jesper Bodilsen, brano dall'alta tensione
ritmica ed un interplay che esonda. Emerge un suono marcatamente mitteleuropeo,
fatto di arricchimenti ritmici, elasticità e velocità
esecutiva. Nel complesso, però, l'originalità difetta
un poco. “Edith”, sempre di Bodilsen, si muove in atmosfere
tese e ricercate, i commenti improvvisativi guardano più all'atmosfera
stessa e non agli stacchi. Le frasi di Bollani sono più apollinee
che dionisiache, non lasciano molto spazio all'emozione; in “Brigas
nunca mais” di Jobim e Vinicius De Moraes sembra trovarsi a
maggior agio. “Il Cervello del pavone” è un
episodio a parte: la composizione di Bollani ha un respiro classico
contemporaneo ad una velocità boppistica. Bodilsen ha un passo
ampio e caldo ed il batterista Morten Lund, danese anche lui, non
risulta essere mai intrusivo con le sue invenzioni timbriche, anzi
dimostra sempre un raffinato senso dello swing.
Vessillo dell'intero album appare essere “Improvisation 13 en
la mineur” di Francis
Poulenc (componente del Gruppo dei Sei) che lascia comprendere
“l'altra via" del pianista milanese rivolta verso frontiere
musicali anti-impressioniste, vicina all'estetica di Erik Satie; terreno
bagnato di quell'indole sorniona che ben si sposa con la natura di
Bollani. “Joker In The Village” sottolinea l'abilità
tecnica dei tre musicisti che dialogano in un clima ambiguamente blues,
in apparenza malinconico, su di un tessuto improvvisativo malcelato
che si muove, con scioltezza e senso narrativo, nella sua gabbia armonica.
Un lavoro perfetto. Forse a metà”.
(grazie www.jazzitalia.net)
“Quando Bollani registra per la ECM, le cose si mettono
serie. Non che gli manchi d'improvviso la goliardia, ma perché
è quasi inevitabile addentrarsi nel mondo sonoro di Manfred
Eicher senza rimanerne influenzati, nel suono e nel modo d'intendere
l'esperienza musicale. “Stone in the Water” è
la giusta sintesi. È un album ECM - nella timbrica chiaroscurale
-, ma è anche un album di Stefano Bollani, approcciato in maniera
convinta con i suoi compagni danesi, Jesper Bodilsen e Morten Lund,
a cominciare dalla scelta del repertorio: quattro brani firmati dal
pianista e due da Bodilsen, gli omaggi ai tanto amati maestri brasiliani,
Caetano Veloso e Antonio Carlos Jobim, e una sortita nella classicità
riassunta in Francis Poulenc.
Equilibrio e omogeneità sono le parole d'ordine che si riflettono
in ogni nota. I suoni sono sempre molto calibrati, non ci sono strappi
né tensioni, il tutto procede seguendo delle linee espressive
flessuose, rotonde. Come i cerchi provocati dai sassolini che Bollani
getta nello stagno del suo danish trio; che si allargano lentamente
o si fanno più frequenti a seconda del passo che decide d'imprimere.
Il pianista milanese sa perfettamente quali sono le strade da percorrere
per portarci all'emozione, e in questo nuovo episodio se la prende
con estrema calma, chiedendo all'ascoltatore pazienza in cambio di
pagine scritte a lettere maiuscole. In tal senso mettiamo la sottolineatura
a "Il cervello del pavone," un brano che, al tempo stesso,
riassume lo spirito d'insieme del trio e da campo libero al leader,
intento nel creare un sottinteso sonoro inquietante e immaginifico.
Sì, anche quando fa il serio, Bollani non manca di indossare
quel ghigno dietro al quale si cela l'impercettibile, ma determinante,
irriverenza stilistica che quantifica lo scarto tra lui e molti altri.”
(grazie www.allaboutjazz.com)
Pareri leggermente discordanti forse, ma che ben rappresentano quello
che il disco ha trasmesso anche a me. Un che di manieristico creato
magari ad arte, ma suonato davvero bene. Che dire: ho potuto vedere
Bollani dal vivo tre o quattro volte, due delle quali con il “trio
danese”. A me il loro modo di suonare piace davvero tanto....
Buon ascolto dal vostro Dr.Blues, a prescindere da chi giocherà
a fare il re in questo periodo...