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Peppe Fonte. Le canzoni di Piero Ciampi e Pino Pavone

Peppe Fonte. Le canzoni di Piero Ciampi e Pino Pavone

“Ho deciso di cantare Ciampi-Pavone perché Piero Ciampi è stato anche Pino Pavone ed io ho avuto la fortuna di viverlo da testimone. Tra me e lui non c’è stato mai spazio per le lacrime, né tempo per la memoria: abbiamo vissuto insieme l’estasi della prossima canzone e, subito dopo, della parola giusta. Sapeste quante volte siamo morti insieme: di versi al telefono, di accordi senza nome, di canzoni ascoltate per la prima volta in macchina”.

Così Peppe Fonte a proposito di questo suo nuovo disco, “Le canzoni di Piero Ciampi e Pino Pavone” che, edito da Squilibri, si innesta sul corpo stesso della sua vocazione artistica, da sempre posta all’ombra di uno straordinario sodalizio umano e intellettuale e sorretto dalla condivisione di passioni e relazioni, urgenze esistenziali e occupazioni quotidiane in quella singolare regione dell’anima che lega Livorno alla Calabria.

Nelle tante scorribande che hanno segnato la vita e i giorni di Piero Ciampi non tutti sanno che la Calabria ha occupato un posto di rilievo, riemergendo spesso come approdo sia pure temporaneo del suo inquieto vagabondare. Ed è nel corso di una di queste sue discese in fondo alla penisola che quell’autore che amava definirsi “livornese, anarchico, comunista” incontra il catanzarese Pino Pavone con il quale stringe un rapporto di amicizia e lavoro che si rafforza poi a Roma, tra poesia e canzoni, la passione per il calcio e la comune condizione di divorziati che con difficoltà riescono a vedere i propri figli. Assieme al fratello Roberto Ciampi, con il quale divide anche il suo studio da avvocato a Roma, Pavone è così l’unico autore ad avere collaborato ai testi del cantautore livornese ai quali conferisce una profondità ulteriore anche in ragione delle sue incombenze professionali: a chi altri sarebbe venuto in mente di ambientare una canzone d’amore in un palazzo di giustizia?

Avvocato e catanzarese come Pavone, già calciatore del Catanzaro ai tempi del mitico Palanca, Peppe Fonte rivisita ora alcuni dei brani più significativi nati all’interno di questo sodalizio calabro-livornese e, allo stesso tempo, offre un omaggio alla sua stessa educazione sentimentale, avviata sulla spinta di un incontro occasionale, lui ancora ragazzino, con Piero Ciampi e poi indirizzata verso la canzone d’autore grazie all’assidua frequentazione del suo principale collaboratore. E’, infatti, Pino Pavone ad accompagnarlo, agli inizi degli anni Novanta, nella “tana dell’orso”, dove si svolgevano i provini delle nuove canzoni per la RCA, a introdurlo nell’ambiente musicale e a guidarlo nella “processione degli accordi e il crocefisso delle parole”, fino a comporre assieme a lui molti brani e, infine, a condividere con lui il lascito ideale e anche più concrete memorie del grande livornese, come i quaderni di appunti inediti che sono alla base anche di alcuni brani di questo nuovo disco.

Il testo di Questi poeti, composta da Fonte assieme a Pavone, è tratto infatti dal manoscritto di poesie inedite ritrovate dopo la morte di Ciampi ed è una sorta di tributo che i due hanno inteso elevare alla sua memoria, ricordandone l’appartenenza a una schiera di uomini che “non portano segni visibili né sorrisi facili” e “non conoscono regole né linguaggi fioriti”. Figlia di mare è, invece, un brano inedito composto dal duo Fonte-Pavone lavorando su alcuni scritti ritrovati in quella valigia che Ciampi ha lasciato a casa Pavone prima di morire. Nel booklet sono pubblicati anche alcuni di questi manoscritti e si ha così la possibilità di gettare uno sguardo sulla bottega dell’autore e vedere la sua inclinazione a lavorare “per immagini, partendo da un’idea, una suggestione, un sentimento comune“: un’attitudine che sicuramente accomuna ai suoi mentori e maestri un autore come Fonte che, al quarto disco della sua carriera, conferma la sua predilezione per canzoni ispirate e nude dove la musica, riecheggiando tra Parigi e New Orleans, risuona della bellezza sommessa e indefinita della provincia italiana, da Livorno a Catanzaro.

Con scritti di Sergio Secondiano Sacchi e dello stesso Fonte, la direzione musicale e gli arrangiamenti di Riccardo Biseo, un ensemble di grandi musicisti e la partecipazione straordinaria dello stesso Pavone nel brano di apertura, un disco di pregevole fattura che, in dieci tracce, racconta la forza struggente di un lascito di bellezza e smania di vita che si rinnova in altri componimenti dominati dalla memoria e dalla frequentazione di un “genio assoluto”.

I BRANI

1 In un palazzo di giustizia
2 Tu no
3 Raptus
4 Maledetti amici
5 A passeggio con mia figlia (Bambino mio)
6 Figlia di mare
7 Il natale è il 24
8 Questi poeti
9 Quaranta Soldati quaranta Sorelle
10 l’amore è tutto qui

Dieci tracce: cinque portano la firma di Ciampi Pavone, due di Ciampi, una di Pavone e due di Fonte Pavone.

Riccardo Biseo: arrangiamenti, direzione artistica, pianoforte e tastiere
Silvio Ariotta: contrabbasso e bassi elettrici
Ismaele Rocca: batteria
Vito Procopio: sax alto e tenore
Franco Catricalà: basso elettrico
Lucio Ranieri: fonico
Registrazione e missaggio: Yara Records, Catanzaro
Fotografie: Alberto Marchetti

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