“Piazzolla. La rivoluzione del tango” di Daniel Rosenfeld da ottobre al cinema

Nell’anno del Centenario della nascita del genio del tango (11 marzo 1921), per la prima volta vengono aperti al pubblico dal figlio Daniel gli archivi del leggendario bandoneonista: fotografie, nastri vocali e riprese in super8, che non solo rafforzano la dimensione pubblica e il contributo al mondo della musica, ma che fanno luce sull’intimità dell’artista.
Il regista Daniel Rosenfeld riesce così a comporre un ipnotico ritratto di Piazzolla: l’infanzia a Manhattan con il padre Nonino (da qui la celebre “Adios Nonino”); gli inizi di carriera con i più grandi musicisti di tango dell’epoca; la passione per la caccia agli squali; il nuevo tango, mix originale di tango e jazz; l’iniziale rifiuto dei tradizionalisti e della critica musicale; la famiglia; i misteri dell’atto creativo.

"Piazzolla. La rivoluzione del tango" di Daniel Rosenfeld

Titolo originale: Piazzolla, los años del tiburón
Argentina/Francia/Spagna/Giappone 2019
Colore e b/n – 90 min.
Scritto e diretto da Daniel Rosenfeld
Direttore della fotografia Ramiro Civita
Montaggio Alejandro Carrillo Penovi
Musiche originali Astor Piazzolla
Prodotto da Françoise Gazio, Daniel Rosenfeld
Una produzione Idéale Audience, Daniel Rosenfeld Films
Una coproduzione Directv, Arte, Ina, Tornasol, Acontracorriente, Japan, Cnc, Procirep, Ango

Note di regia
“Diversi anni fa, dopo l’uscita del mio film su Saluzzi presentato al Festival di Berlino, ho ricevuto un invito inaspettato da qualcuno che lo aveva visto. Era Daniel Piazzolla, il figlio di Astor. Mi ha invitato a cena e quella sera ha detto: ‘Come mai nessuno ha realizzato un documentario di qualità su mio padre? Inoltre, la sua vita ha seguito ‘la struttura perfetta per un film’, è andato a pescare gli squali per tre mesi, ha composto per quattro mesi e ha girato il resto del tempo’.
Sono passati alcuni anni da quella cena con il figlio di Astor ma le sue parole continuavano a risuonare in me.
Ancora adesso, mentre scrivo immagino Piazzolla alle prese con gli squali, mi sembra di sentire anche la sua musica, la sua ‘tanguedía’ che penetra nel cuore, ed è stato proprio questo il mio primo contatto con lui quando da giovane suonavo il pianoforte. Ero un bambino pianista e mi piaceva suonare ‘La mort de l’ange’ o ‘Adios Nonino’.
In fondo, credo che la malinconia abbia una sorta di origine segreta che risale all’infanzia e si manifesta in un certo momento della vita. Per me quel momento è stato bandonéon di Piazzolla.
Ma non volevo fare semplicemente ‘un film sulla vita o la musica di Piazzolla’, anche perché credo sia impossibile condensare in 90 minuti tutta la sua vita e la sua musica. Piuttosto, mi sono voluto concentrare sui principali eventi biografici e musicali. Ma non in modo ‘anonimo’, con uno sguardo esterno. Ho cercato di creare una narrazione ‘sensoriale’, capace di offrire allo spettatore un’esperienza evocativa, grazie anche all’accesso ad uno straordinario materiale inedito, come la voce di Astor Piazzolla che racconta i suoi ricordi e le sue avventure, registrata da sua figlia Diana”.
Daniel Rosenfeld

Astor Piazzolla (Mar del Plata, 11 marzo 1921 – Buenos Aires, 4 luglio 1992) è tra i musicisti più importanti del XX secolo. Riformatore del tango e strumentista d’avanguardia, Piazzolla è stato un genio della musica che non è rimasto indifferente a nessuno.
“Fu anche grazie alla sua formazione all’estero che l’artista ebbe l’opportunità di ampliare i propri orizzonti musicali e creare geniali innesti tra tradizione della terra natia e spregiudicate sperimentazioni. Nel 1925, infatti, i genitori decisi a sfuggire alla povertà emigrarono negli Stati Uniti, dove rimasero fino al 1937 per poi tornare definitivamente in Argentina. Così Astor che nutriva sin da piccolo una passione smisurata per la musica trascorse l’infanzia e l’adolescenza New York, nell’East Village, ascoltando brani classici e jazz.
L’unico contatto che il giovane aveva con il tango era costituito dall’ascolto attraverso il grammofono dei dischi di Julio de Caro che il padre aveva portato con sé dall’Argentina. Il genitore, notato l’interessamento del figlio alla musica, lo incoraggiò a studiare sia il pianoforte che il bandonéon. Fu proprio quest’ultimo strumento, inizialmente suonato dal ragazzo un po’ controvoglia, a dargli casualmente la prima spinta verso quella che sarebbe diventata la sua ragione di vita: il tango. Un giorno infatti, mentre suonava per la strada, l’allora tredicenne Astor attirò l’attenzione di Carlos Gardel, che si trovava a New York per le riprese di “El dia que me quieras”. Dopo una breve presentazione Gardel, entusiasta per aver incontrato lontano dal proprio Paese un ragazzino argentino che suonava il bandoneón, chiese e ottenne che fosse assunto come comparsa nel film di cui era protagonista”.
Da: “Tango y tangueros” di Silverio Valeriani (Roma 2008, Edizioni Mediterranee)

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